The Zen Circus – Canzoni contro la natura (2014 – La Tempesta Dischi)

Postato il Aggiornato il

the zen circus canzoni contro la naturaArticolo di Nadia Merlo Fiorillo

“Tutti gli uomini sono a loro modo anormali. Tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura e questo, sino dal primo momento, con l’atto di civiltà che è un atto di prepotenza umana sulla natura, è un atto contro natura”.

Questo pensiero, posto come chiusa di Canzone contro la natura, terza traccia dell’ottavo disco degli Zen Circus, è la cornice di senso entro cui la band pisana definisce il loro nuovo album e se nel suo esordio solista Appino ha preso spunto dal suicidio di Monicelli, stavolta l’ispirazione proviene da un’intervista di Pasolini a Ungaretti. 

Canzoni contro la natura è un vero e proprio pamphlet costruito sull’antitesi natura-cultura, un album che, com’è nello stile degli Zen Circus, prende di mira le allucinazioni del conformismo umano –  stigmatizzando in molti casi l’attualità italiana – attraverso 10 tracce che, al fondo, propongono un insolito neoecologismo cosmico ed esistenziale.

È il mito della civilizzazione ad essere bersagliato da Appino & Co., più che mai lucidi nel dare un’immagine corrotta dell’uomo odierno, eccitato dalla sua sete di progresso ma abbindolato dall’ordinarietà delle proprie costruzioni culturali.

L’incipit è lasciato a Viva, manifesto rock contro l’omologazione e l’idiozia dilagante del  protagonismo contagioso e dell’italiano medio, voltagabbana quanto basta per esaltare il politico-Redentore di turno e per salire all’occorrenza sul carro di chi o di cosa crede possa liberarlo dai suoi mali (“non provo vergogna se mi date del pezzente, certo io non ho il cash, ma di essere attraente circondato da idioti non me ne frega niente”).

Postumia, traccia dalla scansione decisamente pop-rock, è un efficace affresco del nostro Paese, messo su da gente sopravvissuta alla guerra e lasciato in eredità a una generazione rassegnata all’apatia e all’assenza di prospettive (“il futuro me lo bevo per non pensarci”).

Scatenata nella frenesia post-punk di chitarre e sezione ritmica, Canzone contro la natura è certamente il fulcro concettuale del disco, la sua controparte metafisica, in cui, sotto forma di domanda ipotetica, gli Zen se la prendono con l’arroganza evoluzionistica e la prevaricazione tecnologica. Alla fine dei giochi, la conclusione dei tre è netta: ma evoluto di che, uomo, se hai sempre abusato e violentato con le tue regole l’ordine naturale delle cose e degli eventi e sei ridotto a vivere nella “tristezza cosmica che tu chiami città”?

Una chicca, a mio parere, è lo sberleffo nei confronti dell’idealista di Vai vai vai!, cavalcata in stile folk-rock e  piccolo gioiello di satira dolceamara che ironizza sull’ingenuità dell’utopista (“Vai così, ragazzo, vai che in cima finirai […] vai verso lidi sconosciuti […] e tutti i sogni della vita presto tu realizzerai […] scarpe nuove e ideali da portare in regalo ovunque andrai. Là ti aspettano fratelli e sorelle come te, son partiti tempo fa, son arrivati e presto tu li incontrerai. Ed in cima alla collina vedi tanti altri che van spediti e tutti insieme vanno proprio come te, solo che vanno a un senso opposto, tu gli chiedi “come mai?”, loro ti guardano e poi urlano “ma dove cazzo vai?!””).

E al solito non manca Dio nelle liriche di Appino. Drammatica e insieme da pelle d’oca la ballata Albero di tiglio, quasi pagana nella sua matrice di senso e musicalmente distante dalla sostanza sonora degli Zen. Stavolta la mira è presa contro l’invenzione dell’idea del bene e di un Dio antropomorfo, tanto antropomorfo da essere immagine speculare della malvagità umana e da giustificare gli scenari infernali paventati da un collasso delle civiltà tecnoindustriali, come infernale è l’epilogo del pezzo, rivoltato nel ritmo cupo, distorto e sinistro delle chitarre e nelle voci campionate a simulare lamenti di dannati (o di alberi/divinità in rivolta? Decidete voi).

Eppure il disco sembra dividersi in due sezioni. Chi si aspetta un concept album rimarrà contraddetto, perché da L’anarchico e il generale in poi si perde un po’ il focus su quello che è stato il filo conduttore ungarettiano di Canzoni contro la natura. Non che le tracce successive non abbiano un loro senso, ma forse piace agli Zen spiazzare chi li ascolta, se non altro per liberare l’album da una struttura troppo definita in un argomento circoscritto.

Se L’anarchico e il generale richiama per suggestione Il pescatore di De Andrè, Dalì è un ritratto in salsa country-rock ispanoamericana del fallimento esistenziale di un’anima anarchica, che a una vita “normale” e socialmente riconosciuta preferisce il dissenso, tanto da ridursi ad homeless.

In No Way ritornano gli Zen à la Pixies e in qualche passaggio decisamente emuli dei migliori Green Day, anche se il disco si chiude, con Sestri Levante, in un’inaspettata vena nostalgico-esotica, dal suono acustico e pacato.

Canzoni contro la natura è un discreto ritorno che conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il ruolo di spicco degli Zen Circus nella scena del rock alternativo italiano. Sebbene non proponga granché di nuovo rispetto alla produzione precedente, sia nelle scelte acustiche che nei contenuti lirici, questo nuovo album contiene pezzi interessanti, ennesima testimonianza dell’innegabile stoffa da narratore di Appino e della poetica caustica degli Zen, più che mai convincenti nel loro realismo anticonformistico e in quella vocazione polemica e allergica ad ogni posa didascalica e moralistica, che ne fa senza dubbio la band più credibile e dalla qualità incontestabile attualmente in giro.

Nessun nichilismo o catastrofismo li riguarda. Semplicemente, gli Zen sanno dire ciò che va detto e come descrivono loro questo nostro tempo a nessuno riesce. Almeno finora.

TRACKLIST

Viva

Postumia

Canzone contro la natura

Vai vai vai!

Albero di tiglio

L’anarchico e il generale

Mi son ritrovato vivo

Dalì

No Way

Sestri Levante

Logo VPM

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...