L I V E – R E P O R T


Articolo di Claudia Losini

14 febbraio, la festa degli innamorati, quale migliore occasione per lasciarsi trasportare dalla musica di Andrea Poggio? Alto, capello riccio, occhiali tondi da vista, mani sinuose, portamento elegante: basta la sua sola presenza fisica a trasmettere una classe senza tempo, così come sono le sue canzoni. Fondatore del Green Like July, in attività dal 2003 fino al 2014, Poggio nel 2017 pubblica il suo primo lavoro solista, Controluce, prodotto con musicisti del calibro di Enrico Gabrielli e Sebastiano de Gennaro.

Oscillando in riferimenti tra Battiato e i primi Bluvertigo, Andrea Poggio descrive istanti metropolitani, unendo a una scrittura accuratamente visiva arrangiamenti sonori tra elettronica e jazz. Come se ogni suo brano fosse un’illustrazione, con poche parole Poggio crea indelebili suggestioni urbane: ritrae città silenziose, spiagge affollate, tratteggia vetrine e lampioni, riesce a trasmettere all’ascoltatore tutta la vividezza di un istante sospeso nel tempo. Se potessi paragonare i suoi testi a un illustratore, sarebbe Emiliano Ponzi: un continuo gioco di vuoti e ricordi che si rincorrono su un foglio.

E la stessa vividezza, le stesse suggestioni sonore e accortezza nei dettagli vengono portate anche sul palco, a cominciare dai musicisti scelti per il tour, gli Esecutori di Metallo su Carta: un inedito ensemble formato, oltre che da Gabrielli e De Gennaro, Gak Sato alle tastiere e al theremin, Caterina Sforza ai cori, Valeria Sturba al violino e ai cori e Beppe Scardino ai fiati.

Quello che Poggio porta è un live perfezionista come lui, ricercato, elegante come la prosa che scrive e come le sue movenze, sempre precise e attente. La prossemica gioca un ruolo fondamentale: ogni minimo gesto è studiato per sottolineare i passaggi delle sue canzoni, e non mancano spazi per composti balletti. Nonostante l’apparente espressione seria, intrattiene il pubblico sfoggiando un’ironia che fa sciogliere definitivamente tutti i presenti – dalle battute sui radical chic fino ai racconti dell’autostrada A26 – canta anche una canzone in giapponese, la vera perla della serata.

La ricerca di un immaginario ben definito, dalla stesura dei brani fino alla gestualità sul palco: quelle di Andrea Poggio è una musica studiata e realizzata con passione, diventa iconica, ti fa sognare e sorridere, è la rappresentazione di quella classe senza tempo che cerchi, per dare una risposta alle effimere mode del momento.