L I V E – R E P O R T


Articolo di Giovanni Tamburino, immagini sonore di Alessandro Pedale

Mentre consumiamo quella che ormai è la tradizionale cena a base di focacce prese all’Esselunga davanti ai Magazzini Generali, iniziamo a vedere la gente che si affretta verso il luogo dell’evento. La fila all’ingresso non è molto lunga al momento dell’apertura, ma il sold out è annunciato e il locale non ci mette molto a riempirsi. È un’occasione speciale: uno dei primi concerti in un club del prof. Alessio Mariani aka Murubutu, alle prime battute del tour promozionale per Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli, il suo ultimo disco uscito il 1° febbraio per Mandibola Records.

Oltre ad essere numeroso, il pubblico è estremamente vario sia a livello umano – gente evidentemente vestita secondo i codici della scena rap più dura e pura fino a quelli che hanno tutta l’aria di essere metalheads rodati – che per età, da ragazzini a padri di famiglia. Prove più che evidenti per dimostrare come il protagonista della serata si distingua nell’ambiente musicale da cui emerge e come sia riuscito a conquistarsi un seguito ampio e lontano dai canoni del mainstream.

La sala è piena quando sale sul palco il primo artista della serata. Uno scroscio di applausi accompagna l’ingresso del giovane Carlo Corallo: ragusano, classe 1995, indicato più volte da Mariani stesso come una delle promesse dello storytelling italiano, come dimostrato anche dal suo featuring ne I maestri pt.II. Inizia presentando l’inedita Polvere da sparo con un flow lento e un vocabolario chilometrico che resta una nota fissa in tutti i suoi pezzi. Prosegue con un tributo alla letteratura in Ogni uomo nasce libro e il nuovo singolo, il Tradimento.

Sono i primi tour nei club anche per Carlo, che però tiene il palco con grande naturalezza e semplicità, raccontando di sé e della sua musica tra un pezzo e l’altro, ma a conquistare davvero il pubblico è il suo stile che prosegue a tratti lento, a tratti accelerando, ma senza mai farsi sfuggire la metrica dalle mani. L’attenzione per la nuova leva è totale e non mancano urla di approvazione mentre scioglie una rima dopo l’altra, raggiungendo l’apice con un estratto di quello che ha dichiarato essere il “libro rappato” a cui si sta dedicando, schiaffando in faccia alla calca dei Magazzini tutta l’abilità e la padronanza tecnica di cui è capace. Conclude con Aretusa, tratto da Dei comuni, suo primo EP uscito nel 2018, in cui il racconto dell’origine mitica della fonte siciliana, perdendosi tra l’Ellade e Ortigia, tra l’epoca degli déi e la nostra, diventa quasi universale. Dal saluto del pubblico si può intuire che la gavetta di Carlo porterà a ottimi risultati.

Carlo Corallo

Non passa molto tempo prima che la serata riprenda ad alzare i volumi. Tra gli applausi di tutti salgono sul palco Dj T-Robb (e il suo inconfondibile scratch) e una fetta della crew La Kattiveria con un breve mashup tra Nyx e Omega Man, due dei brani del nuovo disco di Murubutu, che sale sul palco accompagnato dalle urla dei fan. Alle spalle del professore, uno schermo collegato al tavolo da lavoro di Roby il Pettirosso, artefice delle copertine degli album di Mariani, che produrrà dal vivo alcuni disegni rappresentativi delle varie canzoni, rendendo ancora più concreti i “rapconti” della serata tra paesaggi, teschi e cieli stellati.

Si comincia con i pezzi dell’ultimo album: Buio, ispirato a Il sergente delle nevi di Rigoni Stern, per proseguire poi con La stella e il marinaio – introdotta da una citazione di Pablo Neruda. Un salto indietro nel tempo al disco precedente con Dafne sa contare, forse un velato tributo alla festa delle donne del giorno successivo, accolta con grande entusiasmo dal pubblico. Un breve intervallo per riprendere fiato lascia la scena a U.G.O. e la sua Quarta dimensione.

La palla ritorna al protagonista della serata che invita il pubblico a cantare con lui La notte di San Lorenzo. Si canta come una persona sola, mentre gli occhi di alcuni iniziano a farsi lucidi, probabilmente non tanto per il bambino mai diventato grande della canzone, quanto per quello che ciascuno di noi ha lasciato ad un certo punto della vita e che in certi momenti torna ostinato da una porta lasciata socchiusa nel fondo dell’anima. È una delle cose che colpisce di Murubutu: la sua capacità di raccontare una storia che in qualche modo riesca sempre a diventare la storia di tutti. Una penna inesauribile ed una lingua inarrestabile: ad essere banali si spiegherebbe così il successo dello storyteller emiliano che ora tiene in pugno l’uditorio tessendo parole su parole, pezzo dopo pezzo con una ricchezza di contenuti e forme assolutamente unica.

Assieme alla “semplice” tecnica, un’altra capacità di Mariani è quella di far convergere su di sé le personalità più disparate, dalla sua storica crew alle partecipazioni più recenti in Tenebra è la notte, e nel corso del live più di una di queste viene rispolverata, anche solo menzionandola: dal saluto all’assente Claver Gold prima de Le notti bianche – a cui il rapper marchigiano ha partecipato – alla voce registrata di Caparezza in Wordsworth, ma c’è altro. Il flow saettante di U.G.O. si presta in più di un’occasione a tenere alto l’entusiasmo e a non far rimpiangere gli artisti che avevano prestato la propria voce per alcune delle canzoni e che non hanno potuto presenziare all’evento, come il già citato Claver o ancora Rancore in Scirocco. Ma il pubblico è si aspetta qualcosa di più.

Dutch Nazari e Willie Peyote

Sulla pagina Facebook dell’evento si parlava di uno special guest non meglio specificato. Le idee (e le speranze) sono diverse, finché prima di iniziare Occhiali da luna Murubutu non dichiara la sua “incazzatura” per lo sgarro fattogli all’ultimo nientemeno che da Dutch Nazari e Willie Peyote. Inutile dirlo, a poche note dell’inizio del brano i due “traditori” spuntano al suo fianco scatenando la gioia della folla. Questa è sicuramente una delle cose che affascinano di più della scena rap italiana: il fatto che i suoi adepti si concepiscano come una comunità, in uno scambio e una compartecipazione continui che permette di dare alla luce stili, artisti e variazioni sempre nuove e in continua evoluzione. Murubutu avanza sfiorando anche il primo dei suoi concept album, Gli ammutinati del Bouncin’ (Ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari), con Isola verde, invitando il pubblico a cantare nuovamente con lui. Per Grecale Mariani e la sua folla sono un tutt’uno cantando l’emozionante storia di caduta e rivalsa della giovane Giulia, mentre sulla melodia di River Flows in You una ballerina spunta sotto i riflettori per regalarci anche quest’ultima stupenda emozione, coronata dalla voce di tutti che sale sul finire dell’ultima strofa: “E non è vero sai che i ciechi sognano il buio”.

Su queste note saluta e esce dal palco, immancabilmente inseguito dai cori che lo reclamano lassù per un ultimo pezzo. Non si fa pregare molto, tornando dopo una manciata di minuti per I marinai tornano tardi. Murubutu e i suoi soci salutano sorridenti sotto l’applauso generale. La lezione è finita, il ruolo della campanella tocca alla registrazione de La vita dopo la notte, intenso singolo del nuovo album che, uscendo nella fresca notte di inizio marzo suona come uno degli auguri più belli con cui il Professore possa salutarci: quello di un amore totale, che si prolunghi oltre qualunque limite e vinca qualunque oscurità.

Setlist:
– Nyx
– Buio
– La stella e il marinaio
– U.G.O.
– Quarta dimensione
– La notte di san Lorenzo
– Le notti bianche
– Wordsworth
Intermezzo di Dj T-Robb
– Franz e Milena
– L’uomo senza sonno (ft. U.G.O.)
– Omega Man (ft. Dj T-Robb, La Kattiveria)
– Mara e il maestrale
– Occhiali da luna (ft. Dutch Nazari, Willie Peyote)
– Scirocco (ft. U.G.O.)
– Isola verde
– Grecale
Encore
– I marinai tornano tardi

U.G.O.