I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Solitamente non ci occupiamo di singoli, né di videoclip fine a se stessi, spesso utili solo come materiale promozionale accessorio, ottimi per un mordi e fuggi dove le immagini vincono sulle parole, sulla musica… ma c’è sempre un ma, forse troppi, forse pochi. La nostra “mission” che vi piaccia o no, (perché tutti ne abbiamo una) è quella di scandagliare tra le centinaia di proposte musicali che ci arrivano, supportate da uffici stampa e/o etichette che enfatizzano qualunque cosa possa dar loro un ritorno economico o pubblicitario, come in tutti i lavori. Noi amiamo la possibilità di restare una piccola realtà indipendente, (nel limite del possibile) quindi quando parliamo di qualche eccezione, lo facciamo perché qualcosa ci ha veramente colpiti; in questo caso l’eccezione è Barriera.

Arriva in redazione qualche mese fa uno dei soliti cs (comunicati stampa), con una proposta di un singolo/videoclip. Un play non si nega a nessuno e così qualcosa mi colpisce. Certe cose o succedono subito, o ti deve piacere magari il genere, o ti colpisce qualcosa scritto per promuovere l’artista/band in questione. Un play, un paio di ascolti in loop e un video; troppo poco il contenuto, poche le informazioni a riguardo; forse anche per questo ho voluto approfondire “chi” e “cosa” ci sia dietro questo progetto, perché nasce da qualcosa che dice molto senza dire quasi nulla.
Malgrado la volontà di approfondire e speranzoso nell’uscita di un eventuale ep, mi viene risposto che non è previsto nulla di simile per ora, si tratta di tre tracce con relativo video, con cadenza mensile. Ecco perché dopo l’uscita dei due video e in attesa del terzo capitolo, (già pubblicato quando leggerete queste righe) abbiamo contattato Barriera per esplorare tra foto, frammenti di film francesi, uno spirito noir e testi di Pavese e Calvino, il tutto sullo sfondo della città di Torino.

Partiamo dal nome del progetto, Barriera, so che indica un quartiere specifico di Torino, un quartiere noto per aver ospitato gli operai delle Officine Grandi Motori, che si erano espanse in modo incontrollato, quindi posso immaginare le condizioni sociali e abitative di quelle case e del quartiere. Perché questa scelta?

Barriera è il nome di un quartiere di Torino nord, ma le barriere erano più in genere i punti in cui si entrava in città e si controllavano le merci. Quando sono arrivate le grandi fabbriche, la città si è estesa oltre questi vecchi punti di ingresso. Le barriere così sono diventate i quartieri periferici, abitati per lo più da operai. Per dire, La barriera di Barriera di Milano, il dazio vero e proprio, era a Piazza Crispi, proprio al confine col quartiere di Aurora. E’ questo che mi interessa del concetto di barriera, quell’essere sempre tra una cosa e l’altra, dividere lo spazio urbano in due.

In questo apparente caos di vite comuni che si sviluppano all’interno di piccole stanze, veniamo proiettati all’interno del primo video dal titolo Ringhiera, dove come in un salto temporale troviamo una situazione silenziosa, dove la comunicazione è difficile, ma l’amore sembra controbilanciare questa difficoltà comunicativa, possiamo vedere l’altra parte ma non toccarla. Un’idea apparentemente semplice quella del vetro, ma cosa indica in realtà?

C’è una scena nell’Eclisse di Antonioni in cui i protagonisti finalmente, faticosamente, si baciano. Ma prima del bacio vero e proprio c’è un altro bacio che i due si scambiano attraverso una vetrinetta. L’idea è che in alcuni momenti ci si possa sentire vicinissimi a un’altra persona, eppure qualcosa ancora ci tiene separati, lontani. Qualcosa di incomprensibile ci impedisce di conoscerci reciprocamente. Forse oggi è ancora più facile che accada una cosa del genere, rispetto agli anni in cui quel film è stato girato.

Dal punto di vista del lancio e della promozione stessa del progetto, lo trovo molto originale, giocare sull’attesa, su piccoli indizi e piccole istantanee attraverso le quali ognuno può creare il suo immaginario. L’uso dell’hashtag #barrierasogna, vuole suggerirci qualcosa di particolare nell’interpretazione delle tracce?

Mi piace l’idea che tutte le peripezie che si possono vedere nei video, o ascoltare nelle canzoni, potrebbero partire da una persona che non si è mossa dal proprio letto e che le sta sognando. Non che non le abbia vissute davvero quelle cose, ma che semplicemente le stia rivivendo trasfigurate per elaborarle e accettarle.

Tornando ai piccoli indizi, numerosi sono gli spezzoni di film francesi in bianco e nero, usati per lanciare il progetto. Fanno parte del puzzle o sono una tua fonte personale d’ispirazione?

Fanno parte dell’alfabeto tragico del progetto perché pochi film hanno saputo indagare i rapporti d’amore come, per esempio, quelli della Nouvelle Vague.

Parlando di “divisioni”, pensi siano più pericolose quelle imposte dalla vita, o quelle create da situazioni sociali così vicine a noi?

Le divisioni sono tutte pericolose, secondo me, perché ci puoi rimanere secco. E’ come se la città fosse un campo di battaglia. Il caos regna, e in mezzo a tutto questo stai cercando una persona che non sai se è ancora viva oppure no. Si rischia di perdersi, o al contrario di chiudersi in casa.

Torino è la protagonista, avvolta da questa veste scura e misteriosa presente in Collina. Vi è superstizione, finzione, o tornava utile giocare su quest’aspetto misterioso per esigenze di copione?

Sulla Torino magica esistono così tante storie che anche la persona più razionale del mondo ne sarebbe condizionata! Ma più in generale, tutte le rappresentazioni mostruose servono a dare corpo alle cose orribili che ci portiamo dentro. In un romanzo di Pavese, una notte tre ragazzi che cazzeggiano in collina a un certo punto sentono un urlo sovrumano, mostruoso. Qualcosa di fortemente irrazionale, e allo stesso tempo distruttivo. Anche quella storia, come quella personale di Pavese, si chiude con un suicidio. Sono questi i demoni di Torino.

Diamo un po’ di luce a Barriera: sei tu, sei un progetto o è un’originale serie di spot (poco) turistici della città? Parlaci di te se puoi, o del progetto e da cosa nasce.

Barriera sono io, ed è un progetto formato da alcune storie – personali e non – che ho raccolto da quando sono stato per la prima volta a Torino. E’ una cosa pensata più per essere raccontata attraverso le canzoni, che non spiegata in un discorso.

L’ultimo video/traccia sarà legata al “terrore”; anche qui state raccogliendo dei vocali whatsapp, per creare una sorta di mappa raccogliendo le volte in cui “la città vi ha fatto paura”. Perché Torino fa paura, perché sottolineare questo aspetto e non altri?

Perché le città fanno paura. Io sono nato e cresciuto in provincia, e i primi tempi in cui mi confrontavo con le strade di Torino ne uscivo terrorizzato. Ognuno scende in strada con un obiettivo, e tu non puoi sapere qual è l’obiettivo della persona che sta per passarti di fianco. Bisogna fare fatica per liberarsi dalla paura, prima che si trasformi in rabbia. Mi sembra che sia un sentimento che racconta particolarmente bene i posti e i luoghi in cui viviamo.

Cinema francese, Pavese, Calvino e una storia d’amore sullo sfondo di Torino. Come si coniugano tra loro questi elementi? Dovremmo aspettarci un finale o un seguito?

Torino è una città in cui vecchio e nuovo convivono particolarmente bene. Si potrebbe dire lo stesso di alcune storie d’amore. Non so cosa dovreste aspettarvi. Ci sono altre canzoni, e non sono nemmeno poche, ma ho anche voglia di cominciare a portare questo progetto dal vivo. Vedremo.