R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

A vederlo incute un certo timore Billy Gibbons, con la sua barba lunga, gli occhiali scuri e la voce tenebrosa, ma in realtà è una persona dolcissima nella sua stravaganza: ho avuto l’onore di incontrarlo qualche anno fa in quel di Locarno, intervistato da uno dei miei idoli radiofonici, Luca De Gennaro, ed è stato uno dei pomeriggi più spassosi che abbia passato. Ti aspetti che tiri fuori chissà quale aneddoto e, invece, ecco che attacca a parlare della sua infanzia in Texas e di quando, all’età di 5 anni, la madre lo portò ad un concerto di Elvis Presley e rimase folgorato dalla musica. Un predestinato, perchè, figlio di direttore d’orchestra, comincia prestissimo a suonare la batteria, ma è a 14 anni che molla tutto per la sei corde, e inizia a suonare in giro con il suo gruppo, arrivando perfino ad aprire per Jimi Hendrix. La gavetta è lunga, nel ’69 fonda gli ZZ Top con il bassista Dusty Hill, gemello di barba, e il batterista Frank Beard, ma è solo negli anni ’80 che raggiungono il successo con l’album Eliminator. Nell’immaginario collettivo il trio è sempre associato alle hot rod, le vetture storiche americane che sfrecciano nel deserto tra dune, cactus e serpenti a sonagli, alle bottiglie di whiskey e a bellissime donne dagli abiti succinti e quest’etichetta Billy se la porterà dietro anche nella sua carriera solista, con tre album all’attivo.

Il 4 giugno l’ultima uscita, Hardware, per l’etichetta Concord Records, prodotto con l’amico Matt Sorum (Guns’n’Roses, Velvet Revolver, The Cult) e Mike Fiorentino. Un album figlio del deserto, quello californiano, di cui si respira l’atmosfera misteriosa e il caldo rovente, che vuole essere nel titolo un omaggio a Joe Hardy, lo storico tecnico del suono degli ZZ Top fin dagli anni ’80. Dodici brani in totale, di cui undici originali più la cover di Hey Baby, Que Paso dei Texas Tornados. Un giusto mix di hard rock e blues, fatto di riff ossessivi, come nei brani di apertura My Lucky Card e She’s on Fire, con la voce rude e graffiante di Billy a dare un tocco di calore. Le chitarre si fanno pesanti in More-More-More, con un ritmo più sostenuto rispetto ai pezzi precedenti, quasi da metal, e un bell’assolo in stile saloon. La temperatura sale ulteriormente con Shuffle,Step & Slide.

Qualcuno potrebbe dire che Gibbons fa il verso agli ZZ Top e, in parte, è pure vero, ma, del resto, il frutto non può cadere lontano dalla pianta. Al quinto posto in tracklist la mia preferita, il lento sensuale Vagabond Man, che esalta le doti canore, una linea melodica che scalda anche i cuori duri e un assolo da manuale.

Il proseguio dell’album è tutto un duello al sole tra voce e sei corde, come in Spanish Fly, con la batteria che entra prepotentemente sul finale. C’è spazio anche per un pò di surf in stile sixties nella spassosa West Coast Junkie che scorre veloce a suon di riverberi e vibrati; in Stackin’ Bones Billy si concede il lusso di duettare con le talentuose Larkin Poe, al secolo Rebecca e Megan Lovell, che hanno fatto della chitarra lap steel il loro marchio di fabbrica. Molto attive sui social, hanno partecipato, prima della pandemia, a diversi eventi live, attirando le giuste attenzioni di critica e appassionati, fino a condividere il palco con grandi nomi della scena blues, tra cui lo stesso Gibbons. I minuti successivi scorrono sulla linea tracciata in I Was Highway e S-G-L-M-B-B-R, con una lieve deviazione dal percorso in Hey Baby, Que Paso, cover dalla struttura più complessa per la presenza di qualche strumento aggiuntivo, synth e armonica in primis. L’album si chiude con un brano capolavoro, Desert High, un altro lento che riassume tutta l’essenza di Hardware, a metà tra The Doors e Ennio Morricone, sarebbe perfetto per una colonna sonora: la voce narrante, le chitarre e i piatti sullo sfondo, l’assolo epico sanno di polvere e rivoli di sudore che scendono sulla fronte mentre il pistolero sfodera la sua fondina per il duello finale.

A 71 anni suonati Gibbons dimostra di avere ancora molto da dire a questo mondo; con o senza gli ZZ Top si conferma un artista poliedrico capace di abbracciare le diverse sfumature del rock e del blues senza paura di confrontarsi con le nuove leve.

Voto: 9/10

Tracklist:
01. My Lucky Card
02. She’s on Fire
03. More-More-More
04. Shuffle, Step & Slide
05. Vagabond Man
06. Spanish Fly
07. West Coast Junkie

08. Stackin’ Bones
09. I Was Highway
10. S-G-L-M-B-B-R
11.Hey Baby,Que Paso
12.Desert High