L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo

Lunedì sera arrivavo da due giornate molto intense ma, come mio solito, la stanchezza non basta a fermarmi se ho la possibilità di andare ad ascoltare musica che, ad istinto, e a conoscenze correlate, ritengo saprà essere corroborante non solo per il corpo ma soprattutto per lo spirito. E così… via! Direzione Cerro Maggiore, dove si svolgeva la prima serata della 4° edizione dell’Underskin Festival, che ho seguito con piacere ed interesse fin dal suo esordio.
L’apertura di stagione era affidata al nuovissimo progetto dell’armonicista bustocco Max De Aloe, divenuto negli anni un riferimento a livello europeo ed oltre per il suo strumento, che abitualmente alterna alla fisarmonica. In questa attuale avventura musicale, De Aloe ha allineato al suo fianco due importanti esponenti del jazz nord europeo: Jesper Bodilsen, contrabbassista danese, noto per l’appartenenza al Danish Trio di Stefano Bollani, e già un terzo del suo precedente Baltic Trio, e Mike Del Ferro, pianista olandese e decennale collaboratore di Toots Thielemans, considerato il “padre” dell’armonica a bocca ed ovvio ispiratore di De Aloe, il quale lo ha conosciuto lo scorso anno ad Amsterdam invitato alla celebrazione del centenario della nascita di Thielemans.

Il Jasmine Trio, così denominato da De Aloe in seguito alla sua predilezione per il profumato fiore del gelsomino, ma anche come omaggio all’amato album omonimo di Keith Jarrett e Charlie Haden del 2010, era alla sua prima performance pubblica ma, non sapendolo, sarebbe stato difficile accorgersene -ed anche sapendolo!- tale è stata l’interazione fra i tre e la pienezza del risultato. Non è al momento prevista un’uscita discografica, ma magari in futuro…

Uno dopo l’altro si sono succeduti, come perle di una collana preziosa, i brani, circa una decina, cominciando con il dolcissimo Miron di Del Ferro, a cui è seguito Stringimi un appassionante tango composto da De Aloe che gli ha dato inizio accompagnato dal contrabbasso, lasciando poi il posto al piano per ricongiungersi, volteggiare metaforicamente in trio e terminare nuovamente in duo. Il terzo brano era di Bodilsen che lo ha introdotto in solo: le lunghe dita affusolate, veloci, precise, hanno fatto vibrare quasi nervosamente le corde del suo strumento, per poi acquietarsi e farsi raggiungere dagli altri due terzi del trio pronti a ravvivare la melodia. Dopo una delle sue tipiche chiacchierate da concerto, di nuovo una composizione di De Aloe, Aliando: un brano non recente di cui Max ha raccontato la storia, e, imbracciata la fisarmonica, le sue note hanno viaggiato prima vivacemente solitarie, poi sostenute dai due compagni, ognuno nel proprio spazio, per arrivare ad un bel vibrato finale. Da questo punto, un susseguirsi di pezzi altrui più o meno popolari e di ampio respiro: il primo, scritto per Mercedes Sosa nel 1969, è stato lo struggente Alfonsina y el mar dell’argentino Ariel Ramirez che, ha narrato Max, conobbe personalmente la poetessa, in quanto allieva scolastica di suo padre. Devo ammettere che ho sentito, con coscienza, per la prima volta questo brano non so quanti anni fa proprio grazie a Max, che lo esegue con la fisarmonica nella maggioranza dei suoi concerti, così ho approfondito la storia di questa sfortunata donna, cercando prima alcuni suoi versi e probabilmente ora con fiducia anche il libro che, da notoriamente appassionato di poesia, Max ha suggerito di leggere: Poemas de amor

L’atmosfera si è colmata di romanticismo con la stupenda ballad del 1941 Skylark di Hoagy Carmichael e, mentre il caldo afoso della giornata si stemperava in una piacevole brezza, il piano delicato mi ha ricordato proprio una pioggerella rinfrescante, l’armonica cromatica si è adeguata al tempo scandito dal contrabbasso per culminare in un volo leggero discendente come quello dell’allodola a cui si rifà il titolo. Richie Beirach, pianista americano contemporaneo, e la sua Living del 1976 è stato il successivo autore ricordato da De Aloe, mentre Del Ferro colpiva energicamente e verticalmente i tasti con le dita producendo ora un suono elettrificato da effetti, poi in dialogo con Bodilsen, sotto lo sguardo quasi divertito del leader del trio, prima di rientrare sul finale. Ha fatto seguito una lunga meravigliosa improvvisazione, introdotta dall’armonica basso, e poi il tributo a Toots Thielemans con la sua allegra celeberrima Bluesette del 1961 armonizzata sul finale dal partecipe ed entusiasta pubblico presente: tutta la piazza unita in un coro  lieve e spensierato… Che magia!
Essendo stato annunciato come ultimo brano, alcune persone, incaute, stanche o chissà, hanno pensato di alzarsi per avviarsi verso casa, ma… cosa si sono perse! L’ultima affettuosa carezza musicale: Ul Giuan Marcora scritto da De Aloe per il nonno e suonata di nuovo con la fisarmonica.

Insomma il Jasmine Trio è solo un’ulteriore positiva conferma della sensibilità compositiva e umana di De Aloe che ha saputo dar vita ad una formazione in cui tutti gli strumenti sono stati fonte di raffinata e vicendevolmente rispettosa bellezza e, se è più normalmente immaginabile che la gara di dolcezza venga disputata fra l’armonica ed il piano, in questa occasione il contrabbasso non si è fatto intimidire ed ha alimentato l’amichevole competizione con ulteriore complice atmosfera.
Io… talmente rapita talora da dimenticarmi di fotografare, ho perso il conto del numero di volte in cui sono stata fra il pubblico di Max, ascoltando ed anche riascoltando i suoi vari progetti, sempre ricavandone quelle vibrazioni positive che mi hanno spinta a ritornare, ad acquistarne i cd per prolungare oltre gli incantesimi e a farmi concludere le serate, come questa, con il mio # più auspicato: #eiovadoadormirefelice



Una risposta a “Max De Aloe Jasmine Trio @ Underskin – Cerro Maggiore (Mi), 19.06.23”

  1. […] qui – è costituita da Martin Sjostedt al pianoforte, Jesper Boldisen al contrabbasso – leggi qui –  e Martin Andersen alla […]

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