R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

C’è uno specifico argomento che mi vede particolarmente in linea col trombettista quarantunenne di Oakland Ambrose Akinmusire, ed è quello per cui, alle volte, ci si ritiene genericamente troppo bombardati da informazioni d’ogni tipo. Tutti hanno un’opinione, spesso imbastita su elementi insufficienti quando addirittura non esenti da manipolazioni, arrogandosi il diritto nel dire la propria anche quando l’argomento trattato sia conosciuto poco e male. Nel costruire la musica di quest’ultimo Owl Song, Akinmusire – giunto al suo ottavo album, dopo l’esordio nel 2008 con Prelude, dedicato alla madre –  sembra volersi scrollare di dosso l’eventuale eccesso di stimoli, musicali e non, racchiudendosi in una nicchia protetta con solo altri due musicisti, il chitarrista Bill Frisell – di cui Off Topic si è occupata direttamente qui e indirettamente qui e quie il batterista Herlin Riley, già membro della Jazz at Lincoln Center Orchestra di Wynton Marsalis. Se mi si chiedesse come possa suonare un trio di questo tipo, curiosamente risponderei che è molto più facile parlare di come non suoni, in realtà. O meglio, come questa band limiti al massimo i propri interventi e fraseggi, partecipando solo quando l’economia dei brani lo renda strettamente necessario. Persino la tromba del leader evita angolature e fraseggi stretti, preferendo movimenti lunghi, dilatati nel loro colore ambrato e distesi nelle espirazioni controllate di fiato. Si viene a creare così uno spazio autonomo in cui compaiono manciate di brevi punteggiature acustiche. Ciò che ne risulta è qualcosa di veramente originale nel panorama del jazz contemporaneo. E, come spesso accade in questi ultimi anni, quello che abitualmente chiamiamo jazz diventa qualcosa di diverso, una quarta dimensione, un caso di temporanea trasformazione antropologica per cui i musicisti suonano altro da quello che normalmente ci si aspetterebbe.

Dice lo stesso Akinmusire, com’è riportato su un articolo di Russonello dalle pagine del New York Times del 10/09/23, che “…insegnando la storia del jazz, forse si dovrebbe iniziare dai giorni nostri...”, facendo riferimento alla musica creativa odierna per poi procedere a ritroso al fine di evidenziare, ovviamente, i numerosi cambiamenti e le evoluzioni attraversate da questa tipologia musicale. In effetti, nel contesto di Owl Song, un Frisell così lo si può riconoscere più che altro dal timbro della chitarra perché questi suoi interventi così centellinati credo che non si siano ascoltati troppo spesso. Quello che mi sorprende maggiormente è il ruolo del batterista, quasi evanescente, con le sue percussioni puntiformi scevre da ogni desiderio auto-indulgente. Ci troviamo quindi al cospetto di musicisti che paradossalmente sono e non sono nello stesso tempo, praticando un preziosismo non esclusivamente formale, bensì prevalentemente concettuale, alla scoperta di uno scherma sottrattivo che si arresta, però, poco prima del minimalismo vero e proprio. Ne risulta un album intimo, sobrio, costruito con pochi input sonori, apparentemente semplice e con un animo caldo e persuasivo. Va da sé che per dare coerenza a questa musica così poco suonata, per sottolinearne il carattere peculiare e autonomo, occorre grande perizia e un senso della misura non comune. Se il trombettista si muove con una compostezza espressiva che lo tiene lontano da ogni eccessivo tecnicismo – proprio lui, che è considerato un virtuoso del suo strumento – nello stesso modo si comporta Frisell, sempre ricco armonicamente ma ponderato, quasi cauto nell’accompagnamento. Di Riley si è già detto, in equilibrio costante tra silenzio e i radi sussulti percussivi.

Approcciamo quindi il brano che apre l’album, cioè Owl Song 1. Un morbido passaggio di spazzole e qualche attutito colpo di cassa rappresentano l’unico schema percussivo su cui si muove il brano. La morbidezza timbrica della tromba ha in sé la ricercatezza di una forma estetica che si racconta in un sommesso lirismo, con la chitarra di Frisell ad armonizzare, talora con lievi accordi riverberanti e a volte con brevi, melodici passaggi sulle singole corde. Si passa a Weighted Corners, con un iniziale arpeggio raddoppiato tra chitarra acustica ed elettrica che mi ricorda gli intro di William Ackerman nelle sue meditazioni new-age. Il tema innescato da Akinmusire riprende la falsariga dell’approccio melodico delle chitarre, presentandosi con una sequenza di tre intervalli susseguenti di seconda maggiore. Poi l’improvvisazione della tromba prende spazio, non senza ritornare alla successione reiterata dei tre toni a cui abbiamo appena accennato. Riley accompagna sui tamburi, suonandoli prevalentemente con le mani.

Flux Fuelings approccia le percussioni lente e tribali di Riley con un’atmosfera cupa e misteriosa, mentre Frisell tende a rimarcare poche note lavorate sulle corde più gravi. Il clima ipnotico e quasi catatonico del brano viene maggiormente reso onirico dal suono sfuggente di Akinmusire giocato, quasi per equilibrare i toni della chitarra, sui registri più acuti. Quando anche la tromba sfiora le note più basse il brano acquista il sentore stregonesco di un inquietante rito notturno. Old Song 2 si mantiene su un’analoga lunghezza d’onda realizzando una discesa ulteriore nel cuore dei propri enigmi armonici. La tromba predilige soffi lunghi ed estatici, all’interno di una progressiva privatio lucis che alcuni passaggi quasi sbarazzini della chitarra di Frisell tendono parzialmente ad alleggerire. Sullo sfondo le percussioni attutite della batteria e qualche risonanza di piatti. Il pezzo chiude con più melodia, senza peraltro diradare la bruma che circonda il trio, quasi a protezione del medesimo. Grace alleggerisce i toni, soffiando via la nebbia. L’unisono tromba-chitarra fa risaltare la scrittura tematica del brano fino a quando i due strumenti si lasciano e si riallacciano, disegnando strutture appartate ed ingranate in affascinanti ed inusuali soluzioni melodiche. L’improvvisazione procede sciogliendo la trama fin qui costruita ma poi torna all’unisono iniziale con il suo tema solitario. La traccia appare però un po’ discontinua e forse un pò troppo lunga. Mr.Frisell omaggia il chitarrista che accompagna Akinmusire in un insolito gioco a due. Melodie ed armonie sembrano apparire e scomparire a rotazione e talora i due strumenti si accavallano nell’unisono, per poi abbandonarsi ciascuno in solitarie strade parallele, come in una dinamica relazione gestaltica tra figura e sfondo. La musica procede lenta, fortemente introvertita e riflessiva. E ovviamente Mr.Riley è il secondo omaggio di Akinmusire, questa volta dedicato al batterista. Un ritmo di marcia che rammenta New Orleans sostiene una tromba però meno ispirata che altrove, che cerca di aggrapparsi alla struttura ritmica con qualche indecisione, dando l’impressione di un certo spaesamento. Henya è una delicata macchina perturbante che sembra un’improvvisazione totale. I tre musicisti chiudono il cerchio con uno sperimentalismo collagistico, quasi riprendendo i concetti disseminati lungo tutto l’album e riassumendoli in un misurato pathos finale.

L’intimismo è la dimensione imprescindibile di questo Owl Song, tale per cui da questo album non ci si devono aspettare spettacolarizzazioni sonore con assoli esuberanti da parte di chicchessia. Akinmusire è un musicista decisamente in viaggio che fa vivere il suo strumento di note scure, animato com’è da un forte spirito di ricerca. I suoi compagni in questo trio lo assecondano con gesti che possono sembrare lontani dal loro stile abituale ma che riescono ad aggiungere vibranti chiaroscuri alla musica servendosi di pochi e scelti tratti di pennello. Non c’è idealismo, in questo album, ma una sperimentazione misurata con l’intenzione di verificare nuove possibilità creative nell’ambito del jazz, di una musica, cioè, che continua ad evolvere e a cambiare forma oramai sempre più spesso.

Tracklist:
01. Owl Song 1 (5:52)
02. Weighted Corners (4:24)
03. Flux Fuelings (5:03)
04. Owl Song 2 (6:28)
05. Grace (6:26)
06. Mr. Frisell (3:15)
07. Mr. Riley (3:27)
08. Henya (7:07)

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere