R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
A chi ama i viaggi insoliti e potenzialmente avventurosi, un lavoro come questo potrebbe sicuramente interessare. Perché qui si tratta di un percorso caratterizzato da un focus emotivo fondamentalmente introvertito, con una liquefazione lessicale che tende a tratti ad allontanarsi dal jazz per poi ritornarvi con tutti i crismi, così come accade in alcuni punti di A New Day, l’ultima pubblicazione del pianista Giovanni Guidi per ECM. Anche se non siete abituali lettori di Off Topic, che ha recensito il suo Ojos de Gato del 2021 proprio qui, conoscerete senz’altro questo pianista umbro trentanovenne il cui esordio come titolare è avvenuto nel 2007, ad appena ventidue anni, con l’album Indian Summer. In questa occasione egli si presenta con un proprio gruppo formato da elementi che hanno già incrociato i loro strumenti col suo pianoforte. Mi riferisco al contrabbassista californiano Thomas Morgan, presente per la prima volta in We Don’t Live Here Anymore del 2011 e al più assiduo batterista portoghese Joao Lobo, già attivo con Guidi fin dal succitato esordio del 2007. Anche il terzo elemento, il tenor-sassofonista James Brandon Lewis – Off Topic si è a lungo occupata di questo musicista, vedi qui e qui – non è nuovo alla collaborazione con Guidi perché lo ritroviamo giustappunto nell’album dedicato a Gato Barbieri del 2021.

Non c’è dubbio che A New Day valuti nuovi itinerari musicali nei quali il tenore di Lewis si sistema a volte con una certa solarità melodica ed altre con variabili più dissonanti ma è tutto l’impianto armonico che dimostra un andamento ondivago, dai tratti esitanti e modali della seconda traccia – To a Young Student – a quelli più sperimentali e silenziosamente immersivi di Means for a Rescue, oppure sfiorando il free in Only Sometimes fino ad arrivare ai sintagmi parzialmente più riconoscibili e rassicuranti di Luigi (The Boy Who Lost His name) o della finale Wonderland. Questo album vive così, in un planetario astratto dove al posto delle costellazioni pulsano scelte rischiose ma voluttuose, che attirano i musicisti al di fuori di ruoli compulsivi e preordinati. A questo proposito vale per tutti l’unica cover dell’album – escludendo il tradizionale Cantos del Ocells – cioè la sempiterna My Funny Valentine, completamente destrutturata come forse non avrebbe osato nemmeno uno come Martial Solal e dove, tra l’altro, riusciamo a cogliere quella matrice pianistica euro-colta che sembra appartenere di diritto biologico a Guidi. D’altra parte l’Autore nel suo vagabondaggio ideale, sa anche approdare in rade più protette e dedicate alla melodia, dove i suoni si gonfiano di vellutate sfumature persino cantabili. Insomma, A New Day pare essere un album che vive di stimoli e pulsioni con reazioni talora più ponderate e altre volte maggiormente immediate, come in un calderone dove idee, domande e risposte, si mescolino creando nuovi e inaspettati legami organici. Le soluzioni trovate da Guidi, comunque, sono tutte ampiamente di forma apollinea, sfiorando addirittura alcune brevi parentesi estatiche che sembrano emergere da quei momenti di lentezza trasognata presenti nelle trame dell’impasto musicale. Sottolineerei, da ultimo, la prova di coraggio sostenuta dal gruppo, navigando tra partiture intense, coerenze progettuali e improvvisazioni più estemporanee ma tenendosi sempre e comunque in posizione decentrata rispetto all’abituale e rassicurante mainstream.
Primo brano è Cantos del Ocells, una tradizionale carola natalizia catalana risalente al medioevo che racconta come trentadue specie di uccelli diversi avessero annunciato la nascita di Gesù. La salvaguardia della melodia è l’imperativo per questo canto di semplice costruzione armonica, con Guidi che lentamente, nota dopo nota, costruisce un accompagnamento in corsivo e rarefatto su cui il sax di Lewis si muove in modo altrettanto cauto, seguendo una propria linea di dolente malinconia. Le ambientazioni percussive e del contrabbasso si soppesano attestandosi alla cornice, senza offrire un vero e proprio supporto ritmico. To a Young Student inizia con la nota Re ribattuta sul piano che diventa l’abbrivio per una struttura modale su cui si avvinghia l’arco del contrabbasso, mentre Guidi sviluppa una trama di accordi intensi con parti sonore delicate e spiritate, approfittando del bordone delle note basse disposte da Morgan. Dalla mescolanza di questi due elementi più i colpi drammatici di tamburo si ottiene un sublimato di grana incantatoria, una sfuggente sonorità che pare vibrare in qualche dimensione atemporale. Means For a Rescue comincia a sgocciolarsi – letteralmente – in un rarefatto fondale percussivo nel quale il piano tentenna qualche sporadica nota rubata alla tastiera. Anche il contrabbasso avanza guardingo fino a quando Guidi pare accentuare l’accompagnamento facendo oscillare gruppi di accordi in una musica che si lascia consumare pigramente, senza alcuna apparente risoluzione. Una delicata sperimentazione astratta, quindi, quasi disarticolata che però rischia – ma abbiamo detto che il gruppo di Guidi non disdegna l’azzardo – di oltrepassare la soglia della comprensione.

Only Sometimes si palesa con le corde del contrabbasso che vibrano racchiuse tra qualche percussione. Morgan si dedica ad un assolo che passeggia senza fretta tra l’improvvisazione pianistica e le intonazioni tese del sax, strumento che sembra mantenere inizialmente un assetto melodico per poi incamminarsi decisamente verso una fase free. Nessuno perde però il controllo e non si raggiunge alcun parossismo espressivo. Luigi (The Boy Who Lost his Name) lascia anche in questo caso l’introduzione al contrabbasso ma il brano si orienta verso l’impronta di una melodica ballata dal sapore latino. Un sax suadente e privo di spigoli lavora su ampi e dilatati fraseggi, prima che il piano si evidenzi con un assolo veramente molto bello e non privo di accenti romantici, costruito con arpeggi veloci e scale che sembrano evocare ricordi e rimpianti. Ritorna in scena il sax e questa volta Lewis si lascia andare un po’ di più spingendo la melodia all’angolo con qualche fraseggio più convulso, seppur mantenuto a livello terreno coi giusti contrappesi offerti dal pianoforte. Tra le cose migliori da ascoltare in questo album, per la sua nostalgica sensibilità e il mood strumentale un po’ plumbeo. My Funny Valentine mi ha sorpreso per la sua frammentazione e la costruzione ri-armonizzata, tutto sommato quasi semplificata rispetto all’originale di Rogers & Hart ma avvenuta riposizionando le cellule sonore in un ordine diverso, come fosse una riscrittura, una seconda creazione, uno sviluppo ulteriore di uno standard che tutti conoscono e che proprio per questo rischiava di essere trasformato nella solita riproposizione del tema più l’obbligata improvvisazione. Invece Guidi ne fa un piccolo capolavoro e devo confessare che al primo ascolto non avevo riconosciuto il brano, se non per qualche citazione sparsa qui e là. Ad ogni modo “magna cum laude” per questa insolita versione. Wonderland sembra inizialmente la continuazione del brano precedente ma quando arriva il sax tenore veniamo proiettati in uno schema vicino alla ballad e se vogliamo un po’ somigliante a Luigi (…), almeno nell’intenzione. La punteggiatura ritmica di Morgan e Lobo accompagna il dondolio di piano e sax che accarezzano l’orecchio con una melodia quasi cantabile. Quando la ritmica prende il tempo, su segnale dello stacco accordale di Guidi, allora anche Lewis si concede qualche evoluzione in più ma tutto resta in equilibrio fino al passaggio finale e delicato di pianoforte che chiude il brano.
A New Day è un dipinto d’autore, un lavoro ardimentoso per la scelta di muoversi senza fretta tra respiri silenziati e meditate lentezze, lasciando quasi che sia la musica, nel suo spontaneo fluire, a determinare tempi e modi più che gli esecutori stessi. Di Guidi conoscevamo già il talento ma colpisce l’indubbia maturazione, non tanto e non solo del suo pianismo, ma nel saper essere costantemente centrato nel suo progetto, nell’abilità di condurre e coinvolgere un trio di musicisti che non seguono egotici personalismi e si organizzano completandosi a vicenda per un fine comune.
Tracklist:
01. Cantos Del Ocells
02. To A Young Student
03. Means For A Rescue
04. Only Sometimes
05. Luigi (The Boy Who Lost His Name)
06. My Funny Valentine
07. Wonderland






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