Paolo Benvegnù @ Serraglio, Milano – 20 aprile 2017 [opening act Angela Baraldi]

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Stefania D’Egidio


H3+” arriva finalmente a Milano, dopo le prime date in centro Italia e il concerto di Brescia della settimana precedente. Il nuovo lavoro di Paolo Benvegnù, il terzo della trilogia iniziata con “Hermann” nel 2011, lo ha non solo confermato tra i più grandi cantautori italiani attualmente in attività, ma ha rappresentato anche una ventata di freschezza non indifferente, un modo più snello e leggero di lavorare sul proprio repertorio. Questo disco ha  privilegiato il  suo lato maggiormente Pop e immediato, rispetto al precedente “Earth Hotel”,  nel complesso più pesante e caratterizzato da momenti maggiormente meditativi.

Al Serraglio, questa sera, c’è anche Angela Baraldi, sua compagna d’etichetta, che ha appena pubblicato l’ottimo “Tornano sempre”, il suo come back da solista dopo che per 16 anni era stata impegnata in altri progetti. È proprio lei che ha il compito di aprire la serata, in un locale dove, nonostante l’affluenza discreta, ma non entusiasmante, molti sembrano proprio essere lì per lei.
Il suo è un set breve, che si apre con “Hollywood Babilonia” e si rivela incentrato totalmente sull’ultimo disco, che viene suonato per intero. Canzoni come “Michimaus” (uno dei momenti più intensi), le più solenni “Chiudimi gli occhi” e “Mille poeti”, che guardano molto dalle parti dei CSI, la drammatica “Tornano sempre”, il rock anni ’70 di “Josephine”, il pop scanzonato di “Sono felice” (cover di Macromeo, che sarebbe dovuta uscire dopo l’11 settembre ma che poi, visti gli evidenti riferimenti del testo ad esplosioni e aeroplani, si è preferito lasciare nel cassetto). Tutti momenti vincenti, che dimostrano come il nuovo disco abbia anche una notevole resa live.

Dal canto suo, Angela non si risparmia, cantando tutto con quel suo timbro profondo ed evocativo. La band che ha messo insieme per questo giro di concerti è poi di altissimo livello: alla batteria c’è Vittoria Burattini (Massimo Volume) che ha suonato anche sul disco e che è semplicemente tra i nomi più grandi in Italia per il suo strumento. Alla chitarra, contrariamente a quanto ci saremmo aspettati, non c’è Giorgio Canali (che ha prodotto il disco, ci ha suonato sopra e ha collaborato alla scrittura dei brani) bensì Giorgio Fantuz, mentre al basso abbiamo Raffaele Benevento, già negli A Toys Orchestra. Alle tastiere e al basso (in quelle canzoni dove viene adottata una formazione a due chitarre), la sorpresa di trovarsi di fronte Beatrice Antolini, anch’essa un nome molto conosciuto nel panorama musicale indipendente, con tre dischi di ottimo livello realizzati negli ultimi anni.
Con un cast del genere, è inevitabile aspettarsi una performance curata e coinvolgente, come infatti avviene. Certo, si rimane un po’ delusi per la durata del set, e per il fatto che Angela si è limitata a presentare il suo disco, senza puntare minimamente sulla riproposizione di alcuni brani del passato (sarebbe stata un’ottima occasione di riscoperta, visto che è da tanti anni che non ha modo di cantarli). Il pubblico, ad ogni modo, è sembrato gradire e le ha tributato ovazioni calorose.
Resta da capire quale sarà il futuro di questa artista: riuscirà a suscitare interesse a sufficienza per potere pubblicare un altro disco? È un interrogativo pressante, di questi tempi, e purtroppo non riguarda solo lei, al momento…

Cambio palco più lento del solito, sono ormai le 23 passate quando Paolo Benvegnù e i suoi musicisti danno inizio al loro show. Sarà stato anche venerdì, ma questi orari sono una piaga sociale, non perderò mai occasione per scriverlo.
Negli ultimi anni il cantautore milanese si è circondato sempre dello stesso nucleo di persone, la stabilità e la coesione che si sono costruite attorno a loro sono state indubbiamente alla base del notevole salto qualitativo che si è verificato da “Hermann” in avanti.
Nel tempo ci sono state alcune piccole modifiche e una defezione importante (quella del chitarrista Guglielmo Ridolfo Gagliano) ma oggi la band che si esibisce in queste prime date del tour è esattamente la stessa che ha suonato sul disco: Luca “Roccia” Baldini al basso, ormai diventato leader ed elemento cardine di questa formazione, Ciro Fiorucci alla batteria, il ritrovato Andrea Franchi, che a questo giro si occupa della chitarra, e il nuovo arrivato Marco Lazzeri alle tastiere.
Si inizia all’insegna del nuovo disco con “Victor Neuer” ma, contrariamente alle dichiarazioni della vigilia (almeno secondo l’intervista rilasciata al sottoscritto), “H3+” non verrà suonato tutto di fila. È un vero peccato perché, esattamente come “Hermann”, questo lavoro possiede quella coesione e quell’unità di intenti che sarebbero stati valorizzati ulteriormente sul palco, attraverso un’esecuzione a tema.

Ma va bene lo stesso, perché quando si ha a che fare con un artista di spessore come Paolo Benvegnù, ogni sua scelta risulta vincente, visto che la sua discografia non conosce brani deboli.
In rapida successione arriva dunque “Dallo spazio profondo”, che apriva “Earth Hotel” e che mancava da qualche anno dalle setlist. Subito dopo, una rabbiosa e tesissima versione di “Suggestionabili”, che ci fa capire quanto la band sia in palla e, soprattutto, quanto spazio si voglia lasciare questa sera alla musica, piuttosto che alle parole.
Già, perché a questo giro i cinque musicisti hanno curato tutto nei minimi dettagli, molto di più che in passato. Gli arrangiamenti sono cesellati alla perfezione e molto del merito, credo, va a Marco Lazzeri, che si occupa non solo delle parti di tastiere, ma anche dei Synth e di tutto quell’aspetto elettronico che negli ultimi dischi ha assunto un ruolo non indifferente. La presenza di suoni digitali e di qualche piccola base, obbliga i musicisti ad utilizzare il click in alcuni brani e, in generale, rende l’insieme più quadrato, preciso, giovando alla resa musicale complessiva.
Tutto questo si riflette poi sull’atteggiamento dei nostri, che non ci sono mai apparsi così concentrati, pur godendosela un mondo come sempre. In particolare, Paolo ha abbandonato completamente i suoi sketch e le battute tra un pezzo e l’altro: adesso è fisso sul compito di cantare le sue canzoni, di trasmettere quei messaggi di amore e ricerca universale di significato, di esplorazione di mondi possibili, di grandezza del cosmo, di lascito generazionale, che sono centrali nella visione narrativa di “H3+”. Quando, verso la fine, sembra che si stia lasciando andare per la prima volta, viene (volontariamente o no?) “sabotato” dalla band, che blocca sul nascere le sue parole attaccando col brano successivo. La sua reazione è esemplare: ride, fa una faccia finto rassegnata e inizia a cantare.

Il risultato è che non c’è stato un attimo di respiro, per quasi due ore siamo stati immersi nelle visioni cosmiche ed esistenziali evocate da canzoni meravigliose, alle vette più alte della nostra tradizione cantautorale.
L’ultimo disco viene alla fine suonato quasi per intero visto che, alquanto inspiegabilmente, “Macchine” mancherà all’appello. Dal vivo questi brani risultano un filino penalizzati, per il fatto che riprodurre tutta la ricchezza degli arrangiamenti e dello spettro sonoro presente nella versione in studio non è possibile, per cui alcune cose risultano più scarne, meno evocative.
Si tratta comunque di un dato marginale perché quel che ascoltiamo è ugualmente di altissimo livello: i momenti più Pop come “Goodbye Planet Earth”, quelli più epici e sontuosi (“Quattrocentoquattromila”, “Boxes”), quelli più “romantici” ed eterei (“Se questo sono io”, “Slow Parsec Slow”), si incastrano alla perfezione nell’economia globale dello show, ed è molto facile pensarli già come futuri classici.
Non c’è moltissimo dai dischi precedenti: “Hermann” viene omaggiato con la sempre meravigliosa “Avanzate ascoltate”,  mentre stupisce il ripescaggio de “Il mare è bellissimo”, che non sentivamo davvero da un po’ di tempo. Per quanto riguarda “Earth Hotel”, “Una nuova innocenza” dimostra ancora di funzionare bene, ma nel corso della serata non arriverà altro. È una scelta comprensibile, considerato che quelle canzoni sono state suonate in lungo e in largo e che questo è un concerto che privilegia momenti più immediati.

I bis si aprono con una sempre toccante “Andromeda Maria” e proseguono con una totalmente inattesa “Io e il mio amore”: era da almeno cinque anni che Benvegnù non la eseguiva dal vivo; oltretutto, durante l’ultima intervista che mi ha rilasciato, aveva confidato che non sarebbe mai stato in grado di cantare un pezzo del genere (si riferiva alla violenza e alla rabbia, anche un po’ gratuita, presente nel testo). Evidentemente ha cambiato idea. O forse, più probabilmente, intendeva dire che non potrebbe più scrivere canzoni che siano su questa linea.
Ma sono discussioni sterili: si tratta di un episodio bellissimo, si è incastrato alla perfezione nella setlist ed è stato un bel regalo poterlo nuovamente ascoltare.
A concludere il tutto, gli ultimi due episodi di “H3+”: “Astrobar Sinatra” (una delle cose sue dal più alto potenziale radiofonico, peccato che non se ne sia accorto nessuno) e “No Drinks No Food”, che suggellano a meraviglia un concerto di altissima intensità e senza sbavature.
Il nuovo tour di Paolo Benvegnù è dunque partito nel migliore dei modi. Adesso non resta altro che attendere che ripassi da noi quest’estate.
Unica nota negativa: la non entusiasmante affluenza di pubblico e, forse ancora più grave, la totale assenza di giovani in sala. Segno che un ricambio generazionale, per questo tipo di artisti, sembra molto di là da arrivare. Speriamo muti qualcosa, perché altrimenti a questi concerti ci ritroveremo sempre di meno… 

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