R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Con Nitrito, Nada compie un altro passo deciso nel solco della sua ricerca artistica più radicale. Il titolo stesso – enigmatico, animale, evocativo – suggerisce fin da subito un’urgenza espressiva che travalica i generi e le convenzioni, per dar voce a qualcosa di istintivo, gutturale, persino selvatico. Il nuovo album è un lavoro viscerale, spoglio e frontale, in cui la scrittura e la voce si fanno corpo e rito, attraversando la fragilità, la rabbia, la stanchezza, la tenerezza.

Una donna con i capelli lunghi e mossi, in una camicia chiara, guarda verso l'alto con un sorriso, mentre si staglia su uno sfondo scuro.

Lavorando su trame sonore minimali ma sempre tese, Nada riesce a far convivere elettronica scarna, chitarre taglienti e momenti quasi da camera, mantenendo intatta la sua capacità di parlare con linguaggio immediato e poetico. La produzione di John Parish agisce per sottrazione: più che costruire, scava. I suoni sono scheletrici, lo spazio è pieno d’aria e risonanza, come a voler lasciare campo libero alla voce, che domina ogni brano con il suo carico di vissuto e presenza.

L’album si apre con Bella più bella, un’apertura forte, che è quasi un manifesto. C’è rabbia, delusione, consapevolezza, ma anche fierezza: la voce, accompagnata da una chitarra minimale, è già al centro della scena. Segue Ghiaccio, attraversato da un moto sotterraneo di ribellione, in cui ogni parola sembra sfidare l’inverno emotivo che descrive. Sempre migliore è in gioco ironico sul desiderio di perfezione e sulle sue contraddizioni. Il ritmo si fa più serrato, quasi incalzante, e Nada canta con uno sguardo lucido e distaccato. Un giorno da regalare è invece intimo, tenero, vulnerabile. Una riflessione sul tempo che passa e sulle piccole cose che valgono. Le succede Uovo che è giocosa, sfacciata: una piccola filastrocca distorta che racchiude nuclei femminismi pungenti e dissacranti. Primitiva è il cuore pulsante del disco. Una celebrazione dell’istinto, del corpo, del sentire: la voce si fa mantra, si spezza e si rialza, si contorce e si offre. Primo invece ritorna sui passi di Uovo: è un brano ritmato, incalzante, un’altra filastrocca spregiudicata che è di fatto una critica al patriarcato e al potere maschile. Chiudono l’album Una notte che arriva e Che giornata. Se la prima è un’attesa, un’intuizione, un momento sospeso, un brano gioca sull’atmosfera più che sulla melodia, con un tappeto sonoro rarefatto e incombente, l’ultima canzone è una chiusura che ha il sapore della cronaca quotidiana filtrata dalla stanchezza e dall’ironia, ma con una scintilla di resistenza.

Nitrito è un disco essenziale e potente, che conferma Nada come una delle voci più necessarie della scena italiana. Con la sua scrittura tagliente e la sua presenza scenica scolpita nel suono, riesce ancora una volta a reinventarsi senza tradirsi. Il nitrito del titolo è un grido animale, un gesto primordiale, un suono che squarcia il silenzio – ed è proprio in questo squarcio che si apre, feroce e viva, la musica bella più bella di Nada.

Tracklist:
01. Bella Più Bella
02. Ghiaccio
03. Sempre Migliore
04. Un Giorno da Regalare
05. Uovo
06. Primitiva
07. Primo
08. Una Notte Che Arriva
09. Che giornata

3 risposte a “Nada – Nitrito (Santeria/ Audioglobe, 2025)”

  1. […] canzoni da Tutto a posto a Senza un perché e Guardami negli occhi.Parla della sua ultima creatura Nitrito ed è l’occasione per Un giorno da regalare e Una notte che arriva, tratte dall’album uscito il […]

  2. […] Una notte di musica, poesia e ribellione con Nada, l’artista che non ha mai smesso di essere sé stessa. Martedì 2 settembre, il Castello Sforzesco di Milano si trasformerà in un tempio della musica d’autore per accogliere una delle voci più autentiche e coraggiose della scena italiana: Nada Malanima. L’evento, inserito nel prestigioso cartellone di Estate al Castello, vedrà l’artista toscana esibirsi con la sua band al completo in uno spettacolo rinnovato, potente e viscerale, in occasione dell’uscita del suo nuovo album Nitrito (ne abbiamo parlato qui). […]

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