R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Pedron
Max Kochetov è nato a Kiev il 9 gennaio 1979, ucraino di nascita, serbo di adozione. La sua prima esperienza musicale risale all’età di sei anni, quando ha iniziato a studiare fisarmonica e clarinetto presso una scuola di musica. A nove si è avvicinato al sax in orchestre di ottoni e jazz per bambini. Dal 1992 al 1997 è stato studente di sassofono presso il Conservatorio Statale di Musica “R.M. Gliera” di Kiev. Dal 1995 è stato membro del quintetto di Evgeniy Dergunov, con il quale ha vinto premi in numerosi festival jazz. Nel 1997 si è trasferito a Erfurt (Germania), dove ha frequentato un corso estivo di jazz tenuto da uno dei più rinomati maestri europei, il sassofonista Zbigniew Namyslowski (Polonia). In Gran Bretagna, ha frequentato lezioni di musica d’insieme nella classe di John Taylor e parallelamente, si è esibito in numerosi club jazz in Germania e Francia. Nel 2003 ha vinto tre premi al festival “Dodz Junior” nelle categorie: miglior composizione originale, miglior interprete, miglior ensemble jazz-rock.

Foolin’ Myself, edito da A.Ma Records, è la sua nuova prova discografica, concepita all’interno di un quartetto rinnovato che segna un ulteriore snodo nel suo percorso artistico. Dopo Altered Feelings (una lunga suite di 42 minuti di jazz, flusso continuo di emozioni a corrente alternata) pubblicato nel 2022 (potete leggerne qui), questo lavoro si colloca come prosecuzione ideale e al tempo stesso come ampliamento del tracciato riconducibile alla cosiddetta Serbian Wave, offrendo una prospettiva più concentrata e focalizzata su una precisa identità sonora. Max Kochetov in questo nuovo lavoro, in cui tutte le composizioni sono di suo pugno, sceglie di affidarsi esclusivamente al sax soprano, strumento che diventa veicolo di un linguaggio asciutto, vigile e mirato alla chiarezza del disegno melodico.
Un quartetto in cui brilla la presenza della pianista Katerina Kochetova (leggi qui) che con le sue performance contribuisce a un impianto armonico mobile e variegato e in grado di sostenere tanto le aperture liriche quanto le tensioni più oblique. Il contrabbasso di Hugo Lof fornisce un ancoraggio elastico e mai ridondante, mentre la batteria, di Milos Grbatinic, è di un giovane già dotato di una sorprendente consapevolezza. Ospiti speciali Fabrizio Bosso alla tromba in due brani Tetra e R. Dance, Samuel Blaser al trombone, Ivan Radivojevic (leggi qui) alla tromba e Alex Sipiagin al flicorno, che si inseriscono con splendide variazioni di colore.

In apertura Intro dove il sax soprano si presenta con una linea vagamente retrò, quasi trattenuta, che suggerisce un monologo interiore, mentre il pianoforte disegna campi armonici appena delineati. Dieci brani in totale dove Kochetov riprende le tematiche di John Coltrane e in Kirioki, il sax insiste su intervalli angolari, mentre l’armonia si colloca su territori meno stabili, richiamando atmosfere care al cinema surreale o alla narrativa breve. In Sun le linee armoniche del soprano si distendono con un lirismo sorvegliato, sostenute da un pianoforte che lavora su aperture e risonanze prolungate. In R.Dance il ritmo assume una funzione propulsiva in una danza non codificata, bensì a un gesto libero e istintivo. Chiude Outro, con una dissolvenza graduale dove, il pianoforte si riduce a poche risonanze, il sax si ritrae in un registro intimo, mentre contrabbasso e batteria accompagnano questo processo con discrezione.
Max Kochetov è sicuramente legato al bebop e a certo jazz moderno ma con atmosfere decisamente cool. I fiati dialogano perfettamente con la sezione ritmica in un susseguirsi di paesaggi sonori intensi e delicati.
Tracklist:
01. Intro
02. Tetra
03. Fusion Flow
04. Kiriochi
05. Sun
06. Mood
07. Silence
08. R. Dance
09. Terminal 3
10. Outro




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