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Massimo Priviero – Essenziale (Ala Bianca, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Roberto Bianchi

Sono passati quattro anni da All’Italia (qui la recensione), splendido album tematico. Tanta acqua è passata sotto i ponti, trasportando dolore, sofferenza, paura e grandi incertezze: una dura prova per tutti noi, protagonisti involontari di un pessimo film fanta-horror. C’è chi si è chiuso in sé stesso e chi, con grande forza, è riuscito a dare il meglio, amplificando la propria creatività. Massimo Priviero è stato bravissimo a ottimizzare il forzato isolamento scrivendo delle bellissime canzoni e regalandoci qualcosa di Essenziale, di nome e di fatto. Il progetto è nato lo scorso anno, con l’idea di realizzare un album acustico, minimale, con l’esclusivo utilizzo di chitarra e voce: Massimo si è isolato nello studio MPC di Caravaggio con il polistrumentista Riky Anelli incidendo le basi di Essenziale, ma nel divenire le canzoni sono state arricchite con l’utilizzo di altri strumenti e suoni, che hanno nobilitato la bellezza delle parole.

© Ferdinando Bassi
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Maurizio Galli – I solchi della storia – Gli avvenimenti che hanno ispirato grandi musiche (Vololibero Edizioni, 2021)

L E T T U R E


Recensione di Aldo Pedron

I Solchi della storia nasce dall’intuizione di raccontare avvenimenti storici, epocali, legati a fatti, storie, cronache e date importanti abbinandoci altrettante musiche e canzoni sul tema. Il libro dedica 22 capitoli ad altrettanti avvenimenti che servono per raccontare una lunga colonna sonora rock con tanto di ricordi, reminiscenze e tappe esistenziali. Capitoli agili e stuzzicanti con dovizia di particolari e dettagli in cui Maurizio Galli ha davvero trovato episodi d’importanza mondiale che hanno segnato il mondo intero. Avvenimenti tragici, di crisi, deportazioni, guerre, assassini, stragi, massacri, golpe, tregua e liberazione ma in tutti Galli ha trovato il lieto fine oppure un messaggio di solidarietà per farci sentire uniti o più forti per uscire da questi buchi neri.

© Luca Muffatti
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The Darkness – Motorheart (Cooking Vinyl, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

La band più irriverente del britrock torna il 19 novembre con l’album Motorheart per Cooking Vinyl/Egea Music/The Orchard, a distanza di due anni dal precedente Easter Is Cancelled, entrato nella top 10 inglese con un buon riscontro di critica. Anticipato dalla titletrack e dai singoli Nobody Can See Me Cry e Jussy’s Girl, il disco è stato registrato, prodotto e mixato da Dan Hawkins nei Gateway Mastering Studios di Portland; copertina stravagante, con un rimando ai cartoons anni ’70, per la presenza di una sexy robot circondata da simboli fallici, il settimo lavoro in studio è stato annunciato dalla band come “l’album che spacca più forte di qualsiasi cosa fatta finora”, nove tracce (dodici nella versione deluxe) “per essere trasportati immediatamente da questa valle di lacrime lamentose ai campi elisi del rock dove tutte le mani sono alzate”. E Motorheart non tradisce le aspettative dei fans, forse il migliore prodotto negli ultimi anni.

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Jamila – La sostenibile leggerezza dell’essere

I N T E R V I S T A


Articolo di Andrea Notarangelo

Jamila è una giovane cantautrice che racconta storie intime attraverso canzoni delicate. I testi sono diretti, ma riescono ad accarezzarti anche quando hai sbattuto contro un muro senza imparare la lezione. La sua musica è caratterizzata da un flusso di parole di giovani anime che ritrovano sé stesse dopo delusioni e attendo con trepidazione il momento in cui la loro vita svolti. L’abbiamo incontrata in occasione dell’uscita del suo album d’esordio, Frammenti, per sapere qualcosa di più del suo mondo e del suo processo creativo.

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Flares on Film – About War, Love and Electricity (Lift Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il progetto Flares on Film torna alla luce con questo terzo disco in studio, il primo sotto una nuova etichetta, la Lift Records che, con cura e attenzione, avvolge tutte le sonorità elettroniche e d’avanguardia del panorama underground. La band nasce nel 2015 a Bari, con le idee ben chiare, cercando di trasmettere con i propri brani, un percorso sospeso e ricco di vibrazioni. In questo nuovo lavoro About War, Love and Electricity, si mette in risalto una tecnica sopraffina e un gusto personale da brividi. Le sonorità prendono vita sopra paesaggi astratti, con tematiche interessanti che vanno dal periodo anni 90 fino alla chill-out, su uno stile moderno e psichedelico. L’album con il suo insieme di suoni digitali, synth delicati e strutture sensibili, vuole raccontare una routine di tutti i giorni e il continuo conflitto tra il bene e il male. Per poi lasciarsi andare, senza mai arrendersi. Un viaggio intenso e introspettivo, che tocca nel profondo del nostro cuore.

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Mario Mariotti – Blues Pour Boris (Amirani Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Blues pour Boris, l’ultimo lavoro di Mario Mariotti, è un magnifico “pastiche” concettuale, prima che musicale, e a spiegarcelo è lo stesso Mariotti, nelle note di copertina che accompagnano l’uscita del disco. Dedicato a La schiuma dei giorni, romanzo-choc di Boris Vian, il lavoro musicale trae ispirazione da un fitto intreccio di rimandi: imbattutosi casualmente in un ritaglio di giornale, Mariotti legge che la madre di Boris, Yvonne Vian, grande melomane, decide di chiamare il figlio Boris, avendo ascoltando il Boris Godunov di Modest Mussorsgky. E fino a qui la cosa è abbastanza lineare. Ma Mario Mariotti lascia libera di vagare la sua mente, che decide di prendere spunto per questo lavoro dal sistema compositivo di Olivier Messian e in particolare dal suo metodo detto “modi a trasposizione limitata”. Oltre a questo, vi è nel disco un preciso riferimento alla melodia Mood Indigo di Duke Ellington, molto amato da Vian. Ma non basta perché, oltre al materiale musicale, Mariotti correda il disco con ampie citazioni dal romanzo di Boris Vian. Diciamo che questa è sinteticamente la mappa concettuale del disco e scusate se è poco. Aggiungiamo che il disco è stato pubblicato in occasione del quarantesimo anno di attività della piccola, ma preziosa casa editrice milanese Marcos Y Marcos e ricordato tutto ciò, possiamo passare all’ascolto.

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Dino Betti van der Noot – The Silence Of The Broken Lute (Audissea, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Prima ancora di aver potuto ascoltare la musica di The Silence of the Broken Lute, sono stato affascinato dal titolo di questo ultimo lavoro di Dino Betti van der Noot. Un liuto rotto mi ricorda il Père-Lachaise dove, sulla tomba di Chopin c’è la statua di Euterpe, la Musa della Musica, che tiene tra le mani lo strumento spezzato. Un po’ più complessa è la decriptazione simbolica de “I due ambasciatori” di Holbein il Giovane. Chi osserva il dipinto viene attratto da un’anamorfosi ai piedi dei due soggetti rappresentati, cioè una immagine deformata che riacquista il suo aspetto originario osservando il quadro di sbieco. Ma il particolare che sfugge quasi a tutti, è la presenza di un liuto con una corda rotta sul tavolino alle spalle dei due uomini. Forse un “memento mori”, forse un’allusione alla frattura riformista luterana, forse altro ancora. Ma un liuto rotto, o una cetra appesa ad un salice come nel caso della nota poesia di Quasimodo, è da leggersi sempre come un’interruzione luttuosa, uno sfregio all’arte e soprattutto all’armonia della vita stessa sulla cui responsabilità ha gravato, di questi tempi, il passaggio della pandemia. Ed è stata questa l’idea motivante di Van der Noot, cioè quella di riprendere tra le mani i propri strumenti, di non lasciarli languire in un pallido limbo in attesa di tempi migliori ma di farli risorgere alla vita attraverso la musica. Non basta però una composizione in solitaria, c’è invece bisogno di collettività, di riprendere il rapporto espressivo e comunicativo con gli altri seppur a dovuta distanza, scuotendosi dall’isolamento obbligato e riacquistando il potere di dare un senso vitale alla propria esistenza. La musica diThe Silence… è in parte sapientemente scritta ma in altra parte, come vuole la miglior tradizione jazz, affidata all’interpretazione improvvisata dei singoli strumentisti. Siamo al cospetto di un insieme orchestrale di oltre venti elementi – ventidue per la precisione – già collaudati in alcuni ensemble precedenti organizzati dallo stesso Van der Noot. Musicisti che si conoscono tra di loro, quindi, che sanno interagire al momento opportuno adattandosi alle varie sfumature della partitura e facendo levitare un’opera che di per sé appare notevolmente complessa. Del resto tutti i lavori del compositore ligure non sono mai stati “di pronta beva”, per dirla in termini enologici. Piuttosto sono come vini pregiati, vanno sorseggiati pian piano per gustarne tutti gli aromi, dai più evidenti a quelli maggiormente nascosti.

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The French Dispatch – di Wes Andreson (USA, 2021)

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Se decidete di andare a vedere The French Dispatch è meglio che vi scordiate Maurizio Porro che come un disco rotto si ostina a non capire o a fingere di non capire che il cinema di Wes Anderson è “altro”. Qualcuno potrebbe anche affermare, a torto o a ragione, che non sia cinema e magari ha pure ragione, ma quello che è certo, è che non si può guardare questo film con il “Mereghetti” tra le mani (ma magari con il “Sadoul” sì), mentre si può guardarlo tranquillamente se si ama il “decor”, se si ama la “bande dessinée” (non per nulla è stato girato ad Angoulême capitale mondiale del fumetto), se si ama quel genere di cinema, che annovera tra le sue fila, gioielli come Delicatessen di Junette e Caro, Il favoloso mondo di Amelie, sempre di Junette ma anche film come Ombre e Nebbie di Woody Allen. È un cinema “pretestuoso” dove le storie, non sono importanti per ciò che raccontano, ma per come vengono raccontate.

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Silk Sonic – An Evening with Silk Sonic (Atlantic Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Di Bruno Mars si sa pressoché tutto, essendo tra gli artisti più acclamati dell’ultimo decennio, una macchina sforna hits, meno conosciuto, invece, il compagno d’avventura Anderson .Paak, cantante, rapper, batterista e produttore discografico, che in passato si faceva chiamare Breeze Lovejoy. In realtà nel corso della sua carriera ha vinto ben tre Grammy Awards, ma in Italia non ce ne siamo quasi accorti, e ha partecipato a diversi progetti, con Knxwledge, con The Free Nationals e Dr. Dree. Quello che non immaginavo è che i due, pur essendo entrambi nati negli anni ’80, avessero una passione per un genere, la musica soul, che ha espresso il meglio di sé nel ventennio ’60-’70. Paak incontra Mars durante il 24K Magic World Tour del 2017 e tra i due nasce una speciale alchimia che li porta, nello stesso anno, a lavorare negli Abbey Road Studios di Londra assieme a Nile Rodgers (un’altra leggenda vivente) e Guy Lawrence degli Chic. I due si divertono come vecchi amici che strimpellano in un garage e nel 2021 annunciano la nascita del duo, attraverso i canali social, trovando nel bassista Bootsy Collins una specie di padre spirituale, oltre che uno special guest per l’album nascente, e sarà proprio lui a scegliere il nome del gruppo. Diversi tra loro, Mars quasi maniacale nella produzione dei brani, Paak più istintivo, i due sembrano completarsi a vicenda, accomunati da un passato poco semplice, che li ha visti dormire per strada agli esordi e con un background familiare non proprio idilliaco. An Evening with Silk Sonic è la loro risposta alla pandemia, un modo per esorcizzare la tragedia e diffondere buoni sentimenti e vibrazioni positive, un album, a detta loro, per “far star bene le donne e far ballare”.

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