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Il lato nascosto dello show – Intervista a Max Martulli

I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

La musica vista dal Dark Side of the show – l’intervista a Max Martulli, tour manager, band assistant di molte importanti realtà musicali e poliedrico artista.

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David Bromberg Band – Big Road (Red House Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Gradito ritorno discografico di David Bromberg dopo la sua mini tournée italiana del luglio 2019 con un album spettacolare. Ritornato a pubblicare dal 2007 dopo una lunga pausa il nuovo Big Road ci riporta ai fasti dei suoi primi quattro dischi pubblicati dalla Columbia, l’omonimo David Bromberg e Demon In Disguise del 1972, Wanted Dead Or Alive (1974) e il capolavoro assoluto Midnight On The Water del 1975. David Bromberg è unico, strepitoso ed originale nella sua rivisitazione delle origini della musica americana, le cosiddette roots con generi e tematiche singolari che abbracciano una vasta gamma di stili passando dal blues al country, dal folk al R & B, dal bluegrass al gospel (a cappella).

David Bromberg - foto di Andrea Furlan - IMG_7027
David Bromberg @ Buscadero Day 2019

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Populous – W (Wonderwheel Recordings, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Un manifesto di libertà e un inno alla donna. W, come “Women”, fin dalla copertina, realizzata dall’artista queer berlinese Nicola Napoli, è un omaggio alla femminilità, espressa senza distinzioni e limiti di genere. Dentro, tutte le artiste che hanno influenzato la vita di Populous, da Grace Jones a Ru Paul, da Missy Elliot a Loredana Bertè. Ed è per questo che sceglie di collaborare con artiste e amiche per ogni brano dell’album: Sobrenadar, Kaleema, Sotomayor, Emmanuelle, Barda, Weste, Cuushe e le italiane M¥SS KETA, L I M, Matilde Davoli e Lucia Manca sono le sacerdotesse che ci accompagnano in un rito di iniziazione dove la donna si trasforma in una nuova divinità neopagana, in grado di guidare l’umanità nel futuro.

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Dente: Siamo anche come ci vedono gli altri, siamo tanti quanti sono gli occhi che ci guardano

I N T E R V I S T A


Articolo di Joshin E. Galani

Questa è un’intervista che desideravo fare da anni e che le circostanze in alcuni periodi non l’hanno resa possibile. Durante il lock down, dopo i primi live casalinghi di Dente via instagram, guardando l’espressione dei suoi occhi ho pensato potesse essere il giusto momento per chiedere tutto quello che era visibile ed invisibile in quegli sguardi. Sguardi simili ad ognuno di noi, un colore amaro, in quelle giornate che hanno segnato momenti di vita ben precisi per tutti. In questo periodo doloroso e surreale, molti musicisti hanno rinviato le loro uscite discografiche, altri sono comunque usciti, altri si sono trovati a cavallo tra la normalità e il lock down. Il 28 febbraio 2020 è stato pubblicato Dente album omonimo del cantautore, il settimo, che celebra anche il compleanno di Giuseppe Peveri. Un lavoro molto raffinato, che si discosta dalle produzioni precedenti. Ecco la nostra chiaccherata, buona lettura.

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Stefano Coppari – Scar Let (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

A Stefano Coppari e alla sua band, oltre che giocare abilmente con gli strumenti, piace giocare anche con le parole. E questa è sicuramente una dote, poiché i grandi giocolieri di parole, da Raymond Queneau a Georges Perec, sono sempre stati alunni un po’ discoli ed indisciplinati e avrebbero avuto bisogno di un maestro severo, per esempio Ludwig Wittgenstein, ma sono sempre stati anche molto divertenti. Il titolo dell’ultima fatica di questo bravo chitarrista, lascia poco (o tanto), spazio ai dubbi: Scar Let. Dopo l’enigmatico e inquietante titolo si prosegue con Alt Her Hego, Heartbeat. Allora “lasciamoci cicatrizzare” da questo disco, meno inquietante nei suoni, di quanto non sia nelle title-track. 

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Gli Scordati di Joe – Vol. 55

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Tom Misch & Yussef Dayes – What Kinda Music (Blue Note Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Letizia Grassi

Storia interessante quella di Tom Misch e Yussef Dayes. Il primo, 24 anni, ha debuttato nel 2018 con l’album Geography, facendosi notare per le doti da chitarrista jazz. Il secondo, di qualche anno più grande, è uno dei batteristi più entusiasmanti emersi dalla scena jazzistica londinese. La musica, in particolare il jazz, li unisce da molto tempo, e la collaborazione all’album What Kinda Music sancisce questa passione comune. Il progetto Misch-Dayes ha dato vita ad un meltin pot melodico, una coagulazione fluida e intuitiva di suoni che spaziano dall’acid jazz, all’hip pop vintage, e dall’elettronica fino all’R&B.

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Moses Sumney – Græ – part 2 (Jagjaguwar, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Sebastianelli

But morality is grey” (Moses Sumney)

Tre mesi separano la prima parte di Grae dalla seconda. Tre mesi in cui è accaduto di tutto. Il mondo si è risvegliato preda di una pandemia, ha rallentato, si è quasi arrestato, per poi timidamente ripartire proprio in questi giorni. Le otto tracce della parte due rappresentano molto bene questo momento. I ritmi rallentano notevolmente e spesso l’impressione è quella di essere immersi in una sorta di sacco amniotico in cui Moses ha disciolto la propria anima, la linfa vitale della sua musica in costante mutamento.


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Ritmo Tribale – La Rivoluzione Del Giorno Prima (Bagana/Pirames, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Sono stati protagonisti assoluti della scena underground rock degli anni ’90 e sono vivi e vegeti, tornando a distanza di 21 anni con un nuovo album, La Rivoluzione del Giorno Prima, pubblicato il 17 aprile da Bagana/Pirames International, sotto la regia di Marco Tondini, nel cui studio hanno registrato, e di Enrico La Falce per il mixaggio.
Ripresentarsi dopo un così lungo periodo potrebbe sembrare agli occhi di qualcuno un azzardo, ma i Tribali hanno sempre suonato per il puro piacere di suonare e non per compiacere il pubblico, così dopo alcuni live, si sono ritrovati a provare brani e, uno tira l’altro, ne è venuto fuori un nuovo lavoro.

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