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Voci fuori dal coro

Malkovic: Adesso sappiamo dove andare (ma a Porta Venezia ci si perde comunque!)

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Avevamo parlato coi Malkovic a settembre: all’epoca di Buena Sosta, il loro secondo ep, era uscito da poco, avevano appena assorbito la botta di un cambio di line up pesante, di quelli per cui magari certi gruppi meno determinati decidono di sciogliersi. Loro non l’hanno fatto ed il risultato è Tempismo, esordio in formato full length e convincente prova di maturità e consapevolezza.
Il giorno dell’uscita lo hanno presentato all’Ohibò e ne ho approfittato per incontrare Giovanni Pedersini, cantante e chitarrista della formazione bresciana. Comodamente sistemati nel backstage, con una lattina di birra in mano ed una bella Playlist della loro etichetta Costello’s in sottofondo, abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul disco e su come davvero rappresenti per loro un nuovo inizio.
Pochi minuti dopo li ho ammirati in azione, a più di due anni dall’ultima volta. Li ho trovati in ottima forma, con una resa sonora strepitosa ed una potenza dirompente, i nuovi brani in versione molto più elettrica ed esplosiva, ad integrarsi perfettamente con gli episodi più vecchi, tratti dai due ep. Un live bellissimo, arricchito anche da un nucleo di hard fan davvero esagitati, che si sono ammazzati di pogo per tutto il tempo (qualche santo deve aver vegliato sull’incolumità dei tre e della loro strumentazione, visto che, come è noto, nel locale non ci sono transenne a separare il palco dalla platea). Insomma, se volete avere una risposta sullo status del rock cosiddetto “alternativo” (sempre che questa parola esista ancora) compratevi Tempismo e andate a sentirli dal vivo: vi farete di sicuro un bel regalo…

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TOdays festival | 24 25 26 Agosto 2019 | Torino

N E W S


Articolo di Claudia Losini

“L’unica regola è che non ci sono regole”, recita il post di Facebook in cui TOdays Festival annuncia la line up del suo quinto anno di vita. Ed è proprio l’assenza di regole, la commistione di generi, la possibilità di sentire e scoprire cose nuove hanno fin da subito caratterizzato lo spirito del festival nato sotto la Mole. Impossibile fare previsioni su chi sale sul palco dello Spazio 211 a fine agosto, perchè ogni anno è una sorpresa diversa, ogni volta uno spaccato di nostalgia degli anni 90, rivelazioni psichedeliche, le migliori band italiane ed elettronica fino a tarda notte.

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Il Museo del Prado: la corte delle meraviglie | 15-16-17 Aprile 2019 al cinema‎

C I N E M A


Articolo di Eleonora Montesanti

In occasione delle celebrazioni ufficiali per i duecento anni dalla sua fondazione arriva al cinema il film evento Il Museo del Prado: la corte delle meraviglie. Sarà nelle sale solo dal 15 al 17 aprile questo viaggio attraverso gli spazi, le storie e le emozioni di uno dei musei più famosi del mondo. Ospite d’eccezione all’interno della pellicola: l’attore britannico Premio Oscar Jeremy Irons, che guiderà gli spettatori alla scoperta dell’immenso patrimonio del museo spagnolo.

Ci troviamo in uno dei templi dell’arte mondiale, un luogo di memoria e uno specchio del presente con 1700 opere esposte (e altre 7000 conservate). Una collezione che racconta le vicende di re, regine e dinastie, di guerre, sconfitte e vittorie. Ma non solo: il Museo del Prado è pregno di sentimenti ed emozioni degli uomini di ieri e di oggi, le cui vite sono intrecciate a quelle del museo.

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Pereira – Ogni canzone è una canzone d’amore

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Oltre le mode, oltre le facilitazioni dei luoghi comuni, a 22 anni si può anche essere cresciuti a Beatles e Bee Gees ed aver scoperto in diretta la seconda fase dell’Indie Rock, quando i propri coetanei erano probabilmente immersi in tutt’altre faccende. Joe Rasera è di Trento e la musica italiana non l’ha mai seguita troppo. Si è fatto le ossa sui maestri della melodia, poi l’hanno conquistato i vari Mild High Club, Whitney, Devendra Barnhart, Foxygen. Dopo anni di lavoro approda a Pereira, il suo progetto solista, di cui è appena uscito Mascotte, il disco d’esordio, frutto di una proficua collaborazione tra l’etichetta milanese Costello’s e quella romana A Modest Proposal. E di italiano, a parte la lingua con cui sono cantati i testi, non c’è proprio nulla: un suono pieno e vellutato, rifinito dalla splendida produzione di Fabio Grande e Pietro Paroletti, al servizio di canzoni che sono un miracolo di romantica perfezione, a metà tra la delicatezza di Mac De Marco e José Gonzalez, e la lezione sempiterna delle icone sopracitate. Dalle nostre parti, forse solo Colombre (che tra l’altro ha lavorato con gli stessi produttori) si è mosso su sonorità simili. Un disco delizioso, che pur non dicendo nulla di prettamente originale (ma chi è più in grado di farlo ormai?) si configura comunque come un tentativo gradito di spostare l’attenzione dalle solite formule dell’It Pop; ottime, per carità ma ormai ad altissimo rischio di prevedibilità.
Dal giorno dell’uscita, Mascotte l’ho ascoltato parecchio e mi è venuta la curiosità di scoprire qualche cosa in più sul conto del suo autore. Detto fatto. L’ho chiamato una sera al telefono ed ecco che cosa mi ha raccontato.

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Any Other @ Circolo Gagarin – Busto Arsizio (Va), 12 aprile 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Corrado Budelli e immagini sonore di Roberto Bianchi

Qualcuno disse a David Thomas, leader indiscusso dei Pere Ubu, quanto fosse stupito che, dopo 20 dischi, facessero ancora musica sperimentale. La risposta fu: “Ma quale musica sperimentale? Noi sappiamo benissimo cosa stiamo facendo!!!” Ascoltando Adele Nigro, alias Any Other, al Gagarin, mi sono posto questa domanda: quella certezza sarà applicabile anche alla sua musica, al suo esporsi, al continuo evolversi delle sue sonorità e del suo pensiero? Adele sta sperimentando di continuo o è già conscia della strada da percorrere?

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Beth Gibbons – Henryk Górecki – Symphony No. 3 “Symphony Of Sorrowful Songs”

R E C E N S I O N E


Articolo di Simone Santi

La stesura di questo articolo è stata preceduta e introdotta da un tempo discreto di riflessione, dalla preliminare considerazione di come avrei potuto approcciare, io che non sono musicista né musicologo in senso accademico, l’impegnativo lavoro e la responsabilità derivante dalla coraggiosa proposta pervenutami da questa rivista di recensire un’opera sinfonica che offre molteplici ragioni ed elementi di pregio. Dopo varie oscillazioni e un paio di settimane di studio, il mio orientamento è andato a recuperare una chiave di lettura che avevo indicato nella prefazione da me scritta per la silloge poetica di Moka (Monica Zanon) Nella mia selva sgomenta la tigre (Le Mezzelane Casa Editrice, 2018); in quella breve introduzione proponevo di privilegiare, nell’accostarsi in quel caso specifico ad un testo letterario, una domanda fondamentale per orientare la lettura in modo fecondo: ‹‹A quale livello si colloca il “dove” del poeta? In quale punto egli […] si trova rispetto alla vita […] e al proprio personale cammino di compimento scrittorio, così come nei riguardi del tempo nel quale vive?››.

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NOS Primavera Sound 2019 – Il gemello diverso del Primavera Sound

C O M U N I C A T O – S T A M P A


Articolo di Claudia Losini

C’è chi adora i bagni di folla, e chi preferisce l’atmosfera raccolta, chi vuole vivere la frenesia della città, e chi godersi i tramonti steso sull’erba, chi ama vivere tutto fino all’ultimo secondo, e chi preferisce i risvegli lenti. C’è chi ama la Spagna, e chi il Portogallo. Nato nel 2012 con il nome Optimus Primavera Sound, il festival di Porto è da sempre stato il gemello “minore” dell’ormai quotatissimo evento spagnolo, arrivato a essere considerato il Coachella europeo.

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Vera Giaconi: 10 storie tra le pieghe scomode delle relazioni familiari

I N T E R V I S T A


Articolo di Enrica Bardetti 

Vera Giaconi, scrittrice argentina di origini uruguaiane, è alta e slanciata. Ha lunghi capelli scuri, occhi profondi che si rischiarano quando le labbra si schiudono in un sorriso, mentre fa il suo ingresso alla libreria Diari di bordo di Parma di Alice Pisu e Antonello Saiz dove presenta «Persone care», la sua ultima raccolta di racconti. Durante l’incontro, una libera conversazione tenuta dalla traduttrice letteraria e docente di russo e spagnolo Silvia Sichel, la scrittrice è tradotta da Giulia Zavagna, che ha curato anche la versione italiana del libro per Sur. Questa casa editrice indipendente nata a Roma nel 2011, inizialmente specializzata solo in letteratura latinoamericana, da fine 2015 propone anche la collana BIG SUR, dedicata alla narrativa e saggistica anglo-americana.

Vera Giaconi nasce a Montevideo nel 1974. La sua storia è comune a quella di tanti Uruguaiani costretti all’esilio dalla dittatura dopo il colpo di stato del ’73. A soli nove mesi insieme alla madre raggiunge il padre in Argentina, ma dopo poco tempo anche qui i militari prendono il potere ed è costretta insieme alla famiglia a vivere sotto un regime dittatoriale simile a quello da cui erano scappati. Vera oggi vive e lavora come editor e redattrice freelance a Buenos Aires, città dove è cresciuta. Con la raccolta di racconti «Seres queridos» (Persone care) è stata finalista nel 2015 al Premio Internacional de Narrativa Breve Ribera del Duero: il più prestigioso riconoscimento per raccolte di racconti in lingua spagnola, che grazie all’alta partecipazione di opere narrative provenienti anche da fuori della Spagna, in particolare dall’America, ha superato per importanza altre competizioni internazionali più conosciute.

Persone care raccoglie dieci racconti incentrati sulle relazioni di amore e amicizia.  Scritti con prosa elegante, asciutta, precisa, mai banale trattano di rapporti familiari, di sentimenti in bilico tra odio e amore, rancore e devozione. Dieci racconti in cui l’inquietudine e la minaccia latente aleggiano in modo quasi impercettibile nella vita dei protagonisti; una raccolta di situazioni e personaggi umani, fragili e imperfetti dove il non detto la fa da padrone, lasciando al lettore libertà di interpretazione e un certo turbamento a fine lettura.  

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Ex – Bumaye (Smav Factory, 2018)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il primo disco degli Ex è uscito a settembre e si intitola Bumaye, un disco di nove tracce (tra cui una strumentale) per un totale di mezz’ora scarsa. Il risultato è esattamente ciò che ci potevamo immaginare dopo aver ascoltato il primo singolo (Muta, che abbiamo avuto la possibilità di presentare in anteprima).

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