R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Non è da tutti, almeno nell’ambito jazz, proporre un lavoro di “ninne–nanne”, cioè di melodie che servono da sempre per condurre verso il sonno i bambini. Questo non è, però, il senso di Lullabies From An Unknow Time. Le nove tracce di questo disco vorrebbero invece essere testimonianze empatiche, un tentativo di condivisione e consolazione reciproca soprattutto quando i tempi che viviamo si presentano così distorti e per certi versi indecifrabili. In questo contesto troviamo quindi brani musicali che sottendono desideri consolatori plausibili, note tranquillizzanti che ci accompagnano nel tentativo di vincere la nostra naturale, archetipica paura del buio. Lorenzo De Finti è convinto che ci sia bisogno di superare i timori innescati dalle lontananze e dalle incomprensioni e lo fa in modo personale, cioè attraverso l’impegno della sua musica. Il pianoforte e la tromba di Fabrizio Bosso – qui imprescindibilmente presente – ci parlano di un mondo possibile attraverso alcune composizioni dello stesso De Finti – giunto alla quinta uscita discografica da titolare – e altre più ispirate in parte dal repertorio classico, da quello popolare e dal patrimonio autoriale jazzistico. Se da un lato De Finti, forte di una preparazione pianistica assai compiuta – di questo artista Off Topic si è già occupata e troverete altre sue notizie quidimostra il tocco felice di ogni musicista che abbia alle spalle anni di studio e di perfezionamento, dall’altra spesso la tromba di Bosso s’impegna in melodie di eterea profondità con una sicurezza ed espressività tali da essere addirittura stordenti nella loro bellezza. Una musica senza dissonanze, quasi un controsenso nell’ambito jazz, ma del resto una ninna-nanna priva di carezze eufoniche sarebbe una vera e propria contraddizione. Chiariamo comunque un punto importante: non c’è alcuna accademia in questo lavoro, nessuna ostentazione tecnica né tanto meno qualsiasi ansia da prestazione ma c’è invece una sincera passione per la ”comunicazione” emotiva e in effetti questo punto mi sembra quello su cui, in Lullabies… ci si possa soffermare maggiormente.

Molte volte ad un certo tipo di jazz si contesta il suo essere volutamente elitario, l’espressione di una nicchia un po’ snobistica che viva in un piccolo mondo fatto di linguaggi criptici e cerebrali. Invece in questo disco si predilige la componente affettiva, un’onda emozionale che fa sembrare sconveniente ogni atteggiamento di supponenza. Abbandonare sé stessi a queste liquide melodie permette di cadere in un delicato sortilegio, uno scivolamento ipnagogico che induce a sentirci parte di una dimensione più avvolgente, protettiva, quasi materna.

Apertura in grande stile con Solitary perception dove comprendiamo da subito l’idea che anima l’album. Una tromba vellutata, il piano che dimostra la scrittura un po’ introversa ma sicura di sé, bilanciato com’è – e sarà – tra matrici classicheggianti e spunti jazz. Le sue frasi musicali lasciano sempre all’ascoltatore il tempo di assimilarle, non incalzano, non soverchiano, nemmeno nei punti in cui le scale sulla tastiera si velocizzano. Dal minuto 04.11 De Finti ci porta in paradiso, o almeno in un luogo molto vicino: per una ventina di secondi o poco più ci distacchiamo da terra in un momento di grande, intenso pianismo, prima che Bosso riprenda la guida melodica del brano fino alla chiusura dello stesso. Will you still be there si sviluppa parzialmente come un brano modale su un ostinato si bemolle che funge da bordone, Possiede una certa linearità sottolineato dal suono omogeneo della tromba che segue una sequenza di note lunghe fino all’assolo, dove invece le stesse s’accorciano in una serie veloce di scale. Più o meno lo stesso accade al piano, quando abbandona la nota ribattuta di base e costruisce un suggestivo intermezzo, terminando la traccia con una serie di rallentati accordi finali. The Nighingale è un pezzo breve per piano solo, molto rarefatto e delicato. Poche note e molti silenzi che perdurano forse più delle stesse note, con un improvviso accenno di volo, come un subitaneo battito d’ali, subito rientrato nell’ordine sospeso delle cose. Close (as two stars) è un pezzo firmato da De Finti e Stefano Dall’Ora che si presenta con un bellissimo incipit che ha la grazia e il fascino di un classico standard. La morbidissima tromba di Bosso disegna note premurose, mentre il piano spazia allargandosi sulla melodia e aumentando le dinamiche, accompagnando poi con accordi pieni l’excursus di Bosso fino al decrescendo finale.

L’Andante viene dalla composizione originale di Strawinsky del 1929, scritto inizialmente per piano e poi annesso alla Suite n°1 per piccola orchestra, basato su una peculiare alternanza di quarte attorno a cui la tromba di Bosso fluisce con grande naturalezza. Crystal Silence è stato realizzato da Chick Corea e pubblicato la prima volta nel ’72 con l’album Return to forever e poi rieditato l’anno dopo con l’omonimo LP assieme a Gary Burton. Nella prima versione Corea suonava un piano Fender Rhodes e la parte solista veniva affidata al sax soprano di Joe Farrell. Nella versione successiva, però, Corea riproponeva il pezzo con il piano acustico, supportato dal vibrafono di Burton. De Finti s’impadronisce del tema e in parte dello sviluppo, arricchendolo di suo e non ho timore di essere smentito se affermo che questa versione, sia come sonorità sia come intenzione è quanto meno allo stesso livello dell’originale, con un suono pulito, “cristallino” appunto, qualità che probabilmente intendeva trasmettere anche lo stesso Corea, seppur calato nel contesto allegorico del “silenzio”. Como busca è un “villancico”, cioè una composizione popolare inizialmente nata in Spagna e in Portogallo che tra ‘600 e ‘700 arriva in America Latina sotto forma di canto liturgico e poi modificata in un secondo tempo in diverse altre varianti, non ultimo trasformata in serenata. L’andamento melodico di questo brano ha qualcosa che lo avvicina alla canzone tradizionale napoletana e alle barcarole. Nella parte centrale il pianoforte immette un elemento ritmico che si sovrappone poi alla linea cantabile, un poco triste, soffiata magnificamente da Bosso. Finalino inaspettatamente jazzy, con un tocco personale del duo che evita un’eccedenza di languore. Emotional Landscape è un altro piano solo, realizzato con movimenti melodici molto studiati e diradati. L’incipit rimanda a certe aperture debussyane, però poi lo sviluppo trasmette sensazioni molto più moderne. La musica procede tra luminescenze fatte da grappoli di note accelerate e gli smorzamenti che ne seguono, un viaggiare senza meta precisa e attraverso territori spesso impervi ma che vivono nel momento cangiante, per un irripetibile istante creativo. This Unknow Heart of Mine è una bella melodia che si presenta quasi come una confessione intima, dove l’aspetto dialogico tra i due strumenti è molto ben equilibrato. La tromba di Bosso schizza sulla luna coi suoi toni più alti, impeccabili come sempre, mentre il piano, dopo un momento in assolo, adatta armonicamente le sue dinamiche all’economia del brano.

L’album si conclude con questo sigillo, a conferma del tono generalmente garbato che interessa tutto il percorso musicale fin qui svolto. Nessuna stranezza disturbante, nessuna concessione ad orbite irregolari. Un mondo d’emozione, questo sì, raccontato quasi come una convalescenza, un’essenziale ripresa psicologica per superare quei tanti passaggi difficili che la vita spesso ci riserva. Ultimo appunto doveroso alla perizia strumentale dei due musicisti sulla quale è inutile qualsiasi discussione.

Tracklist:
01. Solitary Perception
02. Will You Still Be There
03. The Nightingale
04. Close (as two stars)
05. Andante
06. Crystal Silence
07. Como Busca
08. Emotional Landscape
09. This Unknown Heart of Mine

Photo 1 © Francesco Licata
Photo 2 © Roberto Cifarelli

3 responses to “Lorenzo De Finti (feat. Fabrizio Bosso) – Lullabies From An Unknown Time (Losen Records, 2023)”

  1. […] un duo di una sua metà è già una sfida… Inoltre, questo nuovissimo lavoro si intitola Lullabies From An Unknown Time, cioè Ninna-nanne Da Un Tempo Sconosciuto, ed è vero che De Finti è padre di tre bambini, ma le […]

  2. […] quintetto dove oltre al suo contrabbasso, troviamo Fabrizio Bosso alla tromba – vedi qui e qui – Bruno Montrone al pianoforte – ci siamo occupati di recente dei suoi lavori, leggi qui […]

  3. […] Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali, gli artisti che in qualche modo ti hanno influenzato? Ti abbiamo visto in concerto in diverse occasioni e a memoria ricordiamo averti sentito suonare solo un brano di un altro autore: Chick Corea.Sicuramente Esbjörn Svensson è stato un punto di riferimento per chiunque abbia vissuto la rivoluzione del trio europeo contemporaneo. E poi Tord Gustavsen, Shai Maestro, Bugge Wesseltoft, Colin Vallon: artisti che hanno ridefinito il rapporto tra scrittura e improvvisazione. In parallelo ho un rapporto fortissimo con la musica classica, in particolare con maestri del Novecento come Arvo Pärt e Górecki. Tutti questi mondi entrano nei miei brani anche quando non è esplicito. E ovviamente Keith Jarrett. Suonare brani altrui non rientra molto nella mia poetica. Cioè, Jarrett ha pubblicato dischi di standard: perché mettermi in imbarazzo cercando di fare la stessa cosa. Schubert era in imbarazzo nello scrivere una IX sinfonia, lo aveva appena fatto Beethoven: alcune strade sono già state esplorate, aperte e, secondo me esaurite. Ho grande rispetto per l’idea di repertorio, ma preferisco costruire la mia identità attorno alla composizione originale. L’unica eccezione è stato Chick Corea, che per me è stato uno dei musicisti più luminosi e liberi di sempre: ero in studio il giorno che è arrivata la notizia della sua morte e di getto ho registrato un versione umilissima di Crystal Silence che poi ho inserito nel disco in duo con Fabrizio Bosso Lullabies from an Unknown Time. […]

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