A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

“La popolazione vuole la pace” di Victor Jara, è il pezzo che apre il concerto di NovaraJazz, presso lo Spazio Nòva (Ex Caserma Passalacqua), dell’Ararat Ensemble Orchestra diretta dal musicista cileno Leonardo Bolgeri, un pezzo che anche in queste settimane risuona nel Cile devastato dalla crisi e sconvolto dalla repressione, come all’inizio degli anni Settanta. Per chi ricorda quell’anno horribilis, il 1973 a Santiago del Cile, la sola evocazione di Victor Jara provoca una grande emozione, soprattutto quando Leonardo Bolgeri fa cenno alle torture, cui i militari di Pinochet sottoposero il grande musicista cileno tagliandogli le dita delle mani. Il progetto di musiche latino-americane dell’Ararat Ensemble Orchestra, questa sera, aggiunge qualcosa in più, alle tante suggestioni già presenti nei precedenti concerti, ma chi pensasse alla riesumazione degli Inti Illimani non coglierebbe nel segno, perché la musica dell’Ensemble è tutt’altra cosa: evocatrice, ma non nostalgica, viva e promettente senza concessioni al “già sentito”, fatta di sconfinamenti e di novità, di mescolanze e di tradizione e, naturalmente,  di contaminazioni, come è ovvio che sia.

Qualche misurata incursione nella sperimentazione è affidata al contrabbasso di Enzo Orlandi seguito dal pianoforte di Arata, ma a riportarci nel clima della musica etnica e popolare è la fisarmonica universale di Piero Geymonat. Certo qui c’è una suggestiva combinazione di sonorità che spaziano da Gardel alla musica andina, ma gli stessi ingredienti magicamente miscelati portano a sapori musicali completamente diversi. La registrazione radiofonica delle parole di Salvador Allende risuona, mentre l’Ensemble si cala e fa calare il pubblico nell’inquietante clima di quei giorni. Ma da questa inquietudine sonora scaturisce, dalle note del piano di Nicola Arata, una melodia nuova, toccante, lirica. Come la musica riesca a farci passare dall’inquietudine alla speranza è qualcosa che nessuno riuscirà a spiegare. C’è posto anche per le memorabili parole di Ernesto “Che” Guevara all’ONU, in questo strabiliante mélange latinoamericano. Ma naturalmente non c’è spazio solo per l’evocazione, c’è, dietro tutto ciò, una ricerca musicale vera, anche se l’imprimatur etnico-popolare fa di questo magnifico Ensemble quanto di più interessante è dato trovare nella scena jazz-folk italiana di oggi.

Quando la voce ferma e dolente di Salvador Allende si tace e la musica trascolora in ritmi vagamente argentini, sarà anche per il fascino dell’ex caserma utilizzata per la musica, con la sua architettura sparatana, le vecchie vetrate, gli arredi un po’ scombinati, per un momento invece che alla Passalacqua di Novara sembra di essere in qualche Milonga di Boedo.
L’Ararat Ensemble Orchestra comprende, oltre che Leonardo Bolgeri alla direzione Michele Branzoli (flauto), Piero Geymonat (fisarmonica), Joana Bicoku (violino), Martina Intiso (clarinetto), Filippo Daccaro (tastiere, sinth), Marta Cametti (tastiere, elettronica), Fabio Dotti (basso elettrico), Enzo Orlandi (contrabbasso), Fabrizio Buttò (percussioni), Salvatore Alberghina (batteria), Nicola Arata (pianoforte).
Grandissimo concerto che scalda il cuore di questa gelida notte di gennaio.

Photo © Emanuele Meschini