Sonars – Il viaggio spaziale del capitano Jack Rust

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Intervista di Luca Franceschini

Frederick Paysden, inglese di origine ma da tempo trapiantato nel nostro paese, si è fatto notare in questi anni per essere stato il chitarrista dei Plastic Made Sofa, una band che ha pubblicato un paio di album negli scorsi anni e che ha riscosso discreti consensi anche all’estero, togliendosi notevoli soddisfazioni sul fronte live.
Lasciato il gruppo un paio di anni fa, Frederick ha chiamato il fratello David (basso, voci) e Serena Oldrati (tastiere, voci) e insieme hanno messo in piedi un nuovo progetto, sotto il monicker Sonars.

A inizio anno è uscito “Jack Rust and The Dragonfly IV”, un ep di cinque pezzi che è anche l’introduzione ad un concept album di ambientazione fantascientifica che uscirà prossimamente, la saga del capitano Jack Rust e della sua astronave Dragonfly: soggetto e sceneggiatura originali, anche se fortemente debitori alla letteratura di genere.
Non vogliamo dare spoiler, preferendo che ognuno si gusti la storia ascoltando queste prime canzoni dell’ep. Canzoni che, è bene dirlo, fanno presa al primo ascolto, nonostante non siano proprio immediate. Space Rock e psichedelia la fanno da padrone, per un lavoro che è senza dubbio rivolto ai Sixties ma senza per nulla trascurare una modernità di approccio.
Per capirne di più, ho fatto quattro chiacchiere con il mastermind del progetto, il quale mi ha svelato tutta una serie di cose interessanti che penso valga la pena condividere con voi.

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Ciao Frederick, innanzitutto complimenti per questo ep, che è veramente un gran bel lavoro e che mi sto gustando volentieri in questi giorni! Direi di partire dall’inizio: da dove viene fuori il nome Sonars?

Il nome Sonars deriva da SONAR (SOund Navigation And Ranging) un sistema che utilizza la propagazione del suono per navigare e rilevare oggetti. Ci piacevano sia le connotazioni sonore che quelle di viaggio.

Le sonorità di questo lavoro sono sicuramente molto anni ’60, in alcuni punti si sente forte l’eco dei Beatles più maturi. Cosa significa per te quel decennio, nella storia della musica e per la tua formazione?
Sicuramente il fatto di essere nato a Brighton e cresciuto a Manchester è stato molto significativo per la mia formazione musicale ma molto di quello che so sugli anni Sessanta è grazie a mio padre.Lui mi ha aiutato a scoprire tanti gruppi come, oltre ai già citati Beatles, i Mothers of Invention, Lovin’ Spoonful, The Monkees, The Kinks, Soft Machine, Can, Tangerine Dream, Donovan, i dischi solisti di Syd Barrett e tanti altri. La prima canzone che ho imparato alla chitarra fu proprio “Children of the Revolution” dei T-Rex, fu proprio lui ad insegnarmela.

Perché la scelta di esordire con un ep a se stante? Normalmente gli ep sono una sorta di anticipazione per un disco in uscita, voi invece avete optato per un prodotto autonomo, fatto e finito. Volevate che l’ascoltatore si concentrasse su pochi brani alla volta? Oppure c’è un progetto dietro?
Ci siamo ritrovati con tantissime pre-produzioni pronte per l’album che stiamo attualmente preparando, alcune di queste ci sembravano già definitive, quindi abbiamo scelto di lanciare un EP come introduzione al viaggio spaziale di Jack Rust.

Ecco, appunto, parlami un po’ dei testi: l’ispirazione di questo concept è piuttosto particolare…
I testi seguono il viaggio sia fisico che mentale dell’astronauta, dalla partenza sulla navicella Dragonfly IV alla realizzazione di essere disperso nello spazio, circondato da vasti mondi inesplorati ma con la consapevolezza di essere chiuso in un piccolo veicolo.

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Stai leggendo qualcosa in questo periodo, che potrebbe fungere da ispirazione per un prossimo lavoro?
Ultimamente ho letto “Through The Looking Glass” di Louis Carroll che ha ispirato canzoni floreali come “Flowers in Love” ma più di recente ho letto “1984” di George Orwell, quindi è probabile che il prossimo lavoro conterrà un maggior numero di riflessioni psicologiche, ma forse questo è dovuto anche all’ascolto prolungato dei Radiohead!

Ti capisco perfettamente! Anche a me fanno quell’effetto… Senti, so che ormai non suoni più coi Plastic Made Sofa…
Esattamente. Per divergenze artistiche non suono più con i Plastic da due anni, ormai. Con loro avevo condiviso tanto ma ora mi sto concentrando al 100% su questo mio nuovo progetto.

Ho visto che state suonando molto dal vivo. Cosa deve aspettarsi uno che venga a vedervi per la prima volta? Cosa avete in setlist, oltre ai pezzi dell’EP?
Abbiamo preparato un set di circa 55 minuti formato da 11 canzoni, molte delle quali saranno presenti nell’album a cui stiamo lavorando. Puntiamo molto sull’uso delle voci armonizzate, su stacchi strumentali improvvisati e su suoni campionati su un iPad.
Oltre allo spettacolo elettrico abbiamo anche un set acustico per le situazioni più intime,durante il quale facciamo uso di percussioni e chitarre acustiche.

Hai parlato di campionamenti. In effetti, nella canzone “Desert Moon” ci sono un po’ di voci parlate in primo piano. Da dove le avete prese?
Nella canzone “Desert Moon” abbiamo ritagliato le voci dalle registrazioni delle comunicazioni NASA durante la missione del Apollo 11. Se non sbaglio le voci appartengono a Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, oltre ad alcuni operatori del ground control.

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Parliamo un po’ della situazione musicale odierna. Come la vedi? Con tutta queste cose nuove che escono, come fare a selezionare la qualità? E come fate voi a farvi ascoltare da tutti? Dev’essere molto più dura rispetto a prima…
Oltre al filone neo-psichedelico di Tame Impala, Temples, MGMT, Jacco Gardner, Melody’s Echo Chamber e Pond ci piacciono molto artisti come Mac Demarco, Unknown Mortal Orchestra, The War on Drugs, Beach House, Foxygen, Here We Go Magic, Django Django, Diane Coffe… per non parlare dell’ultimo album dei Verdena!
Oggi giorno abbiamo la tecnologia dalla nostra parte, la distribuzione digitale facilita la scoperta di nuovi artisti da tutte le parti del mondo.

Sempre sullo stesso argomento: le riviste specializzate se la passano male, molte hanno chiuso. Invece, spopolano le webzine. Cosa ne pensi di questo fenomeno? Non pensi che rischi di andare a discapito della preparazione di chi ci scrive?
Credo che qualunque sia il formato, il contenuto debba rispecchiare la passione e il cuore di chi scrive e ascolta musica, che sia esso per lavoro o per passione.

Progetti futuri? Quando potremo ascoltare l’LP vero e proprio?
Per il momento siamo in tour in Italia e da Aprile andremo anche all’estero, nel frattempo andiamo avanti a consolidare il lavoro per il prossimo capitolo del Capitano Jack Rust ma ancora non so dirti quando uscirà!
Vale certamente la pena procurarsi questo lavoro. I Sonars sono una realtà davvero promettente, completamente diversi da quanto si sente oggi in Italia, dotati di una personalità e di una immagine già molto forte, di una visione di progetto già chiara. Sarà senza dubbio un piacere ascoltarli dal vivo in una delle prossime date che faranno nella nostra zona…

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