Spartiti @ Spazio Anteprima, Saronno (Mi) – 20 Maggio 2017

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Furlan

Diciamolo chiaramente. Sentiamo tutti la mancanza degli Offlaga Disco Pax. La tragica scomparsa di Enrico Fontanelli ha provocato la fine di uno dei gruppi più talentuosi del rock italiano degli ultimi anni, capaci di portare la formula dello “spoken word” inaugurata dai Massimo Volume ad un livello ulteriore, combinando perfettamente la verve narrativa di Max Collini con una tessitura elettronica di primissimo livello.

Quell’ispirazione non è però terminata e il percorso è in qualche modo ripreso con il progetto Spartiti che è indubbiamente più incentrato sulla componente letteraria rispetto a prima (l’idea originale è stata proprio quella di riprendere anche testi scritti da altri) ma grazie alla presenza di Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò anche l’aspetto più propriamente strumentale ha conservato il suo fascino, seppure declinato in modo completamente diverso rispetto al gruppo precedente.
Avevo visto in azione il duo lo scorso anno, quando era da poco uscito “Austerità”, il loro primo disco in studio, frutto di almeno due anni in giro per l’Italia a testare dal vivo le nuove canzoni.
Oggi, dopo un ulteriore giro di concerti che li ha visti sempre più allargare il proprio giro di pubblico, Spartiti ritorna sul mercato con un ep intitolato “Servizio d’ordine”, un’ulteriore espansione, se vogliamo, del progetto già iniziato con “Austerità”. Ci sono quattro canzoni inedite (almeno due delle quali, comunque, piuttosto vecchie, visto che le avevo ascoltate in concerti precedenti) e una versione dal vivo di “Qualcosa sulla vita” dei Massimo Volume, brano con cui da tempo i nostri chiudono i loro spettacoli.

Niente di nuovo sul fronte musicale ma piuttosto una migliorata capacità di fondere insieme il testo e il suo accompagnamento, appunto rendendo chitarra e programmazioni più strutturate e meglio in grado di accompagnare e valorizzare le immagini e le suggestioni evocate dalle parole. Parole che, ancora una volta, vedono Max Collini mattatore assoluto, sia nel raccontare in modo esilarante e narrativamente efficacissimo episodi del proprio vissuto, sia nello scovare e rileggere brani tratti da racconti e romanzi di scrittori da lui ammirati.
Un prodotto agile ma allo stesso tempo consistente, che ci mostra da una nuova angolatura un progetto che è ormai una realtà consolidata.
Era dunque piuttosto inevitabile andare a rivederli dal vivo. Lo Spazio Anteprima di Saronno è una location piuttosto inusuale, almeno per il sottoscritto, che non ci era mai stato, ma risulta funzionale ad un act come il loro. Si tratta, da quel che ho potuto vedere, di una venue ricavata da un appartamento e la zona dove si esibiscono gli artisti è molto piccola ma anche piuttosto confortevole, con una sorta di piano rialzato e uno spazio antistante dove ci si può sedere per godersi al meglio ciò che accade.
L’atmosfera, come da copione, è intima e raccolta, con la sala che non è pienissima ma che fa comunque registrare una buona affluenza. Quando Max e Jukka si presentano sul palco, parte un applauso scrosciante che subito dopo, tuttavia, si trasforma in un silenzio carico di attesa. Un silenzio così penetrante che Max, scherzoso e gioviale come al solito, esclama: “Mi mette ansia, tutto questo…”.

Ma è una scena che, battute a parte, dimostra l’immediata intesa che si è creata tra artisti e pubblico, un’intesa resa possibile da un contesto come quello di Spartiti, dove in primo piano c’è innanzitutto il desiderio di raccontare e farsi raccontare storie.
Ed è proprio questo il punto di forza del progetto, mi è come sembrato di intuire questa sera. Quante volte le abbiamo sentite, queste canzoni? Le sappiamo ormai tutte a memoria, queste storie. Anche quelle contenute nel nuovo ep, perché se due di queste dal vivo non le avevo mai sentite, il disco lo avevo già metabolizzato a dovere nelle settimane precedenti.
Eppure, ancora una volta mi scopro ad avere voglia di ascoltarle. Proprio come si faceva da bambini, quando rileggevamo per l’ennesima volta lo stesso libro, o riguardavamo l’ennesimo film.
Che sia il rocambolesco ricordo scolastico di “Vera”, il divertentissimo equivoco che sta alla base di “Borghesia”, o la scoperta di “Nevermind” sullo sfondo della prima relazione seria in “Elena e i Nirvana”, si rimane ogni volta stupiti di come questi racconti, nello stile e nel tono inimitabile di Max, siano virtualmente incapaci di annoiare e tengano anzi col fiato sospeso nonostante se ne conoscano ormai tutti i particolari.
A riprova di questo, il fatto che in più di un’occasione parte del pubblico anticipi certe battute o scandisca assieme a lui qualche passaggio saliente. Succede soprattutto su “Sendero Luminoso”, che è per chi scrive la cosa migliore che i due abbiano mai realizzato. Ed è proprio sul racconto di questa “trollata memorabile” (come la definisce Max) che getta anche una luce amara su quel che è divenuta la classe politica che rappresenta a sinistra questo paese, che capisco che forse, ormai, Spartiti ha raggiunto un’identità e una personalità artistica perfettamente delineata, e che abbia definitivamente messo le mani sulla propria fetta di pubblico.

Colpisce anche notare come il nuovo spettacolo sia stato arricchito dalla presenza di uno schermo che proietta filmati a tema per ogni singola canzone eseguita. Un tocco in più che non distoglie dalla narrazione ma in qualche modo aiuta a dipingerne il paesaggio.
Come sempre, tra un episodio e l’altro, i due si scambiano battute e cenni d’intesa, e Collini ci regala qualche retroscena relativo a certe storie raccontate (volete sapere, ad esempio, se Elena ha mai saputo della canzone che le è stata dedicata e come ha reagito? O se la voce del compagno Gelati in “Sendero Luminoso” è davvero la sua? Ecco, cose così.).
Non tutte le narrazioni sono pensate per far ridere, però. Eppure si rimane stupiti dal vedere come tutto fili, come si possa passare dalle risate dei pezzi citati sopra, al commovente spaccato famigliare di “Austerità”, al dramma di “Bagliore”, alla toccante vicenda di guerra raccontata in “Ida e Augusta”. Alla fine, come sempre, si parla della vita. E tra i libri che parlano della vita, quelli più belli, parafrasando Milosz, sono quelli che “fanno ridere e piangere allo stesso tempo”.
È anche molto apprezzabile la resa dei singoli brani: qua e là si notano piccole modifiche, come in “Vera” che appare nel complesso più intensa, più avvolgente. Oppure in “Borghesia”, col tappeto di Synth che cresce progressivamente a creare un climax emozionale molto suggestivo, grazie anche all’uso che Jukka fa del Vocoder.
In generale, come ho già detto, l’amalgama tra i due è ormai perfettamente riuscito. Si crea così quell’effetto per cui l’attenzione si focalizza sulle parole ma la presenza della musica, di quella musica, plasma in maniera unica l’esperienza che si fa della storia.
Da ultimo, arriva come sempre “Qualcosa sulla vita”, con una commovente dedica ad Enrico Fontanelli e Jukka da solo sul palco, per un finale che sa essere rumoristico e melodico allo stesso tempo, un’autentica catarsi che chiude nel migliore dei modi quasi novanta minuti di emozioni.
Max Collini torna in scena e, nel solito silenzio che si è ricreato, questa volta però denso di gratitudine, prende il telefonino, fotografa i presenti, dopodiché si sposta con nonchalance al banchetto del merchandising dove venderà dischi e incontrerà fan per tutto il resto della serata. La musica che abbiamo nel cuore, alla fine, è questa roba qui.
Quindi Spartiti è ormai una certezza nella scena italiana, l’augurio è che sempre più gente se ne renda conto e vada ai loro concerti. Per quanto mi riguarda, è già iniziata l’attesa per il prossimo disco…

 

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