I N T E R V I S T A


Articolo di Andrea Notarangelo

I Confini sono un interessante duo post-industrial milanese formato da Leonardo Falasco (voce, chitarra e synth) e Daniele Capuzzi (batteria). Le influenze stoner mescolate alle atmosfere dark, oltre ad un cantato italiano particolare e profondo, fanno del progetto meneghino un unicum imperdibile. Tra corpi, anime e spazio profondo, abbiamo voluto incontrare Leonardo e Daniele per addentrarci nel processo creativo della loro proposta dal sapore cinematografico.

Le Affinità Elettive di Goethe portavano alla luce la vera essenza delle vite dei protagonisti. Anime che si sgretolavano per riformarsi nuovamente e ritrovarsi cambiate e alla ricerca di nuove coordinate. I vostri protagonisti, che vivono l’attualità, sono immersi in contraddizioni sempre crescenti e sul “domani ci pensano un po’” (per citare il testo della vostra Affinità Elettive). Ce la faranno a sopravvivere a questo domani?
[Leonardo+Daniele] Ognuno dei nostri protagonisti deve trovare la propria coordinata per poter dare un senso alla propria vita, solo allora le ansie e le paure verranno meno. Come in Goethe bisogna prima sgretolarsi per poi dare un significato alla propria esistenza, trovare la propria sicurezza e forza interiore per sopravvivere in questa società alienata.

Sempre a proposito di Contraddizioni, volevo sapere qualcosa di più su come avviene la creazione di un pezzo de I Confini. Anima Cruda è un brano che stride parecchio e penetra. Tanto il testo è cruento quanto la musica è attraente e accattivante. Quanto questo gioco d’attrazione e repulsione è voluto?
[L+D] Dei Testi e delle melodie se ne occupa Leonardo, i brani possono nascere da un lick di chitarra ed altri da un suono di un synth accattivante. Una volta che c’è lo scheletro di partenza in studio con Daniele alle batterie cerchiamo di amalgamare il tutto con le drums e sistemiamo passaggi. Successivamente registriamo una demo drums take e poi Leonardo passa alla produzione aggiungendo suoni etc…
Anima Cruda è stata scritta in una notte da Leonardo in un momento di profonda introspezione interiore, il gioco del testo che incita all’attrazione del peccato e della libertà di espressione è voluto, qui nessuno ci ascolta veramente (“Balliamo sui morti, qualcuno ci ascolterà…), siamo lasciati a marcire sopra un filo di speranza. Il testo parla all’ascoltatore e cerca di convincerlo che in fondo anche se non crediamo di far parte di questo mondo e crediamo di essere stati allontanati, in realtà c’è qualcosa di più profondo da scoprire; bisogna imparare ad ascoltare il surreale, il mistico e farne forza.

Mi voglio concentrare sulle canzoni e sul concept del vostro EP d’esordio Chi salverà Hermes?, perché credo che nulla sia stato lasciato al caso. Noto una particolare cura nei dettagli. L’esempio pratico è il brano Sibilla. La Sibilla è una figura in parte mitologica e in parte reale ed è connessa all’oracolo e all’interrogare l’inconscio per interpretare la realtà. Quel “Resta con me, dentro di me” in aggiunta al “Salvami, proteggimi, curami” è più una supplica da parte del protagonista che vede la conoscenza come un vantaggio o è più una paura di sentirsi abbandonati e non riuscire a farcela da soli?
[L] Ho un forte legame con la Sibilla, ogni anno mi accingo a raggiungere la sua grotta per rivitalizzare la mia anima. Appartiene alla terra dove sono nato e dove la primordialità dell’anima ancora posso percepirla. “Resta con me, dentro di me, salvami proteggimi, curami…”. È un modo per invocare la sua presenza in me, per riacquisire la mia forza e sentirmi protetto tramite la sua energia, non dimenticarsi delle origini e dell’importanza del contatto con la natura.

Ritengo l’industrial un’influenza non predominante ma necessaria nell’economia del vostro suono. La definirei un mezzo per ottenere un fine e contribuisce a caratterizzare la vostra come un’offerta unica nell’attuale panorama musicale italiano. Vorrei chiedervi qualcosa in merito ai vostri ascolti e alle vostre influenze. Sarà una sensazione, ma, più che a nomi quali Nine Inch Nails, Ministry o Godflesh, sento un’affinità con una band nostrana davvero interessante che si affacciò al panorama musicale circa vent’anni fa: i Denzoe. Cosa ne pensate? Li conoscete? O forse è solo la lingua italiana che mi ha condotto a questa associazione con la band romana?
[L+D] Purtroppo non li avevamo mai ascoltati prima di ora, approfondiremo. Interessanti! Sicuramente ci sono delle sonorità in comune. 

L’ultima domanda è un po’ una provocazione. A seconda di dove ci troviamo, I Confini possono rappresentare qualcosa di bello o di brutto. In alcuni casi fanno la differenza tra la vita e la morte. La lotta verso un mondo migliore, più equo passa dall’interiorizzare, scavare nel profondo di sé stessi per cercare risposte e soluzioni a problemi che presto o tardi tutti ci troveremo ad affrontare. Se noi tutti siamo Hermes, chi salverà Hermes? Chi ci salverà?
[L+D] La sorte del nostro Hermes dipende solamente dalle nostre decisioni. Noi, salvatori di noi stessi, in continua lotta contro le nostre contraddizioni dobbiamo scovare più a fondo per ritrovare il gigante caduto in battaglia e riportarlo sano e salvo nel nostro subconscio. Superare i Confini del nostro credo interiore e scoprire che se lo vogliamo davvero possiamo varcare i limiti delle nostre potenzialità.

Photo © Alessandra Lanza