Articolo di Cristiano Carenzi

La prima volta che sentii Merio era il 2012 quando insieme a Frah Quintale aveva un collettivo chiamato appunto, Fratelli Quintale. Erano uno dei featuring di Foga (disco di En?gma) e la cosa che mi colpì era l’arroganza della loro strofa, soprattutto del primo che entrava sul brano (che era appunto Merio). “Bevi l’ammoniaca così magari muori” o “mi fotto anche la tua stronza” sono alcune frasi emblematiche di quella canzone; da quel momento sono successe tante cose: tre progetti del duo bresciano, l’album solista di Frah e ora quello di Merio per Costello’s Record.Il disco è abbastanza breve, dieci tracce per un totale di venticinque minuti. Tre di queste erano già uscite in quanto singoli: “Settembre”, “Sempre” e “Viola”. Questi episodi possono essere inseriti nel genere che definiremo (per comodità) “Street Pop”; ciò mi aveva fatto immaginare il disco in modo diverso da quello che poi è risultato. Il progetto in realtà si rivela molto più Rap rispetto ai singoli, sia dal punto di vista dei suoni (non ci sono molti ritornellini orecchiabili) ma anche della scrittura: risulta più autocelebrativo, cattivo e soprattutto grezzo rispetto alle caratteristiche del genere citato in precedenza.
Una nota positiva di questo progetto è la capacità di essere coinvolgente nonostante la semplicità lessicale. Non ha un gergo ricercatissimo ma punta più alla descrizione di situazioni comuni che vengono colte immediatamente; descrizioni semplici ma perfettamente riuscite, nelle quali è possibile rispecchiarsi a pieno.


Come già accennato prima, il disco ha due facce differenti. La prima predomina nei tre singoli, “Prendila così” e “Plexiglas”. Quello migliore tra questi è senza dubbio “Settembre”: un pezzo che appunto riporta la descrizione del mese a cui è intitolato, con tutti i suoi difetti: locali chiusi, la fine della stagione estiva e la routine che ricomincia. Inoltre il ritornello di questa traccia è davvero bello, rimane in testa ma ci rimane volentieri; non è (e non vuole essere) un tormentone pensato con lo scopo di vendere, è musica fatta bene, anche se molto orecchiabile.
L’altra faccia, la più Rap,  è quella che mi è piaciuta di più. Il primo brano, “Come No”, introduce alla sfacciataggine del personaggio, che però risulta assolutamente credibile e suona in modo davvero sorprendente. Gli altri sono tutti dei Banger, i due episodi più interessanti  “Testimoni” e “Allora Giù”. Nel primo ho apprezzato tantissimo il ritornello che è l’esempio perfetto di quello che dicevo prima riguardo alla semplicità di descrizione. Nel secondo invece una componente importante è la magnifica strumentale di Traptony, producer che si è fatto conoscere nell’ultimo anno grazie alle collaborazioni con il programma “Real Talk”. La strumentale è una delle poche degli ultimi anni in Italia che riesce a portare dei campionamenti e dei suoni derivanti dall’Oldschool senza risultare vecchia e pesante; anzi, propone un’ ottima reinterpretazione in chiave contemporanea di suoni che ormai (da almeno 5/6 anni) non vanno più molto.
Quando mi hanno mandato il disco sinceramente non credevo di ascoltarlo così tanto. Ho pensato:
“ascolto le volte che mi servono per farmi un’idea e poi scrivo la recensione”. Invece mi sono ritrovato a risentirlo tantissimo in questi giorni. Un fattore che Merio ha sicuramente azzeccato è la durata: poco meno di mezz’ora, un album di questa durata è difficile che risulti ripetitivo o pesante, così da facilitare anche un maggior numero di fruizioni da parte del pubblico.
In conclusione, si può dire che questo lavoro funziona perfettamente, è un ottimo specchio del panorama musicale e umano dei giorni nostri. I generi presenti sono quelli che adesso vanno per la maggiore: Rap e “Street Pop”, mentre le narrazioni riguardano o storie d’amore o serate alcoliche, vale a dire le uniche due cose di cui si riesce a parlare con la maggior parte dei miei coetanei. Complimenti a Merio per l’ottimo progetto.

Tracklist
01. Come No
02. Settembre
03. Testimoni
04. Tobacco
05. Prendila Così
06. Bancomat
07. Sempre
08. Allora Giù
09. Plexiglas

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