Fabi, Silvestri, Gazzè – Forum, Assago. 24 novembre 2014

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Articolo di Luca Franceschini.

È stato l’evento musicale dell’anno, quello messo in piedi da Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè. Principali esponenti di quella cosiddetta “scuola romana” che ha costituito una sorta di New Wave cantautorale italiana nella seconda metà degli anni novanta, cresciuti insieme facendo serate al celebre “Il Locale”, nel pieno centro storico di Roma. Per quasi vent’anni hanno portato avanti carriere ricche di soddisfazioni, con molti alti e qualche fisiologico punto basso.
“Il padrone della festa”, uscito a settembre, è una sorta di celebrazione di queste lunghe e fortunate carriere, un intero disco di brani inediti, scritto e suonato a sei mani, anticipato dall’ottimo singolo “Life is Sweet” (uscito già prima dell’estate) e ormai atteso in modo spasmodico.
Un lavoro nel complesso molto bello, che non ha picchi di eccellenza assoluta, ma che nemmeno scade nel banale e nel già sentito, andando tranquillamente a rappresentare una delle cose più interessanti uscite quest’anno nel nostro paese.
L’occasione per un tour era ghiotta, in effetti: una decina di date organizzate nei principali palazzetti del paese, con una partenza all’estero e poi non si sa che cosa accadrà.

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Il Forum di Assago risulta gremito quasi a livello di sold out. Ne rimangono impressionati anche loro tre, quando si fermano a salutare dopo la prima canzone. In effetti, se presi singolarmente, di brani di successo ne hanno inanellati parecchi, ed è più che comprensibile che, al momento di suonare insieme, possano riempire una venue così capiente.
L’inizio è particolarmente suggestivo e mette anche in luce la produzione di altissima qualità di questo tour: un piccolo schermo al centro del palco proietta alcune immagini di vita, da un campo di grano, ad un cellulare che vibra, ad un cielo azzurro. Dopodiché il telo bianco si apre a rivelare un minuscolo palchetto dove Fabi, Silvestri e Gazzè sono già pronti con i loro strumenti in mano. Si parte con “Alzo le mani”, il brano che apre il nuovo disco, suonato senza musicisti di supporto. Come ci spiegheranno dopo, è stato un tentativo di ricreare gli esordi di Roma, quando calcavano palcoscenici di quelle dimensioni e anche più piccoli. Un brano a testa, in questa prima sezione: Silvestri canta “Occhi da orientale”, Fabi risponde con “Una buona idea”, pezzo forte del suo ultimo disco in studio, Gazzè completa il trio con uno dei suoi vecchi classici, “Il timido ubriaco”.
Sinceramente, si potrebbe già andare a casa qui. Esecuzione di livello assoluto, voci bellissime, arrangiamenti acustici semplici ma efficaci, si ha subito l’impressione di uno show perfettamente amalgamato, nonostante sia costruito sul repertorio di tre artisti differenti.

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Sarà un viaggio, ci dicono durante i saluti di rito, visibilmente emozionati da tutta la gente che hanno di fronte. E allora via, con un break pianistico durante il quale Silvestri introduce “A bocca chiusa”, raggiunto poco dopo dagli altri due. Nel frattempo, dietro il telone bianco che copre lo sfondo del palcoscenico s’intravedono le sagome di altri musicisti, che cominciano a suonare in punta di piedi, riempiendo gli spazi vuoti lasciati dai performer principali.
A metà di “È non è”, il telo cade e rivela la band in tutto il suo splendore. Si tratta di un vero e proprio super gruppo, formato da una selezione di musicisti che da tempo accompagnano i tre nei loro tour da solisti. C’è ovviamente Massimo de Domenico, che suona un sacco di cose ma che qui si dedica soprattutto ai fiati; c’è il percussionista cubano Josè Ramon Caraballo Armas, storica spalla di Silvestri, che dà un tocco caraibico ad un sound dall’impianto prevalentemente rock. Alla batteria c’è Piero Monterisi, collaboratore di lunga data di Fabi, alle tastiere Gianluca Misiti; per finire, due pezzi da novanta come i chitarristi Adriano Viterbini (colonna portante dei Bud Spencer Blues Explosion) e Roberto Angelini, uno dei più talentuosi e, ahimè sottovalutati musicisti italiani, con all’attivo anche una gran carriera da songwriter. È sua la palma del miglior look della serata (cilindro nero e barba lunga, come un personaggio di un romanzo russo). La sua slide guitar e il suo carisma sono un vero spettacolo nello spettacolo.

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Da questo momento inizia la parte più “piena” del concerto, quella in cui la dimensione rock la fa da padrona ed anche maggiormente valida, grazie alla bravura dei musicisti coinvolti. Il nuovo singolo “Come mi pare” si conferma trascinante anche dal vivo e con “Vento d’estate” che segue a ruota (prima, grande collaborazione tra Fabi e Gazzè) l’entusiasmo del pubblico è davvero incontenibile.
Divertente il siparietto inscenato per “L’avversario”, con Silvestri nelle vesti di presentatore di un simbolico incontro di pugilato di cui Fabi e Gazzè rappresentano gli sfidanti, con tanto di accappatoio personalizzato. Una sfida a colpi di chitarra, per una canzone che racconta ironicamente il rapporto spesso conflittuale tra singolo e collettivo, originalità e scopiazzatura nell’ambito del songwriting. Efficace la sezione centrale, in cui l’incontro viene portato avanti a colpi di brani storici, appena accennati da uno mentre l’altro invita il pubblico a fischiare, mimando una smorfia disgustata. Occasione privilegiata, dunque, per ascoltare brevemente delle cose che non hanno trovato posto nella scaletta principale: “Rosso”, “Annina mia”, “L’uomo più furbo”, “Dica”, corredate dal siparietto di Silvestri con “Cose che abbiamo in comune”, che funge da simbolica riconciliazione tra i due. Un po’ troppo kitsch, forse, ma gradevole nel suo insieme.

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È poi la volta dei due singoli di lancio de “Il padrone della festa”: “L’amore non esiste” e “Life is Sweet”, quest’ultima accompagnata da un bel video che presenta l’attività di “Medici per l’Africa Cuamm”, ONG con base a Padova che i tre hanno incontrato in Sud Sudan questa primavera e alla quale hanno dedicato questo pezzo. Le è anche stato, giustamente, dato un po’ di spazio, con un banchetto all’interno del Forum e una breve presentazione dal palco al termine del pezzo.
Si va avanti ancora molto, con una sezione elettrica ed un’altra acustica, che vede i musicisti aggiungersi uno dopo l’altro, in sordina, a ricreare quelle jam collettive, caotiche e divertenti, che caratterizzavano i primi tempi al Locale.
Di titoli ce ne sono parecchi: da “Mentre dormi” di Gazzè, interpretata magnificamente da Niccolò Fabi, a “L’autostrada” di Silvestri, che si tinge di latino con l’accenno a “Corazon espinado” nel finale, cantata da Ramon; c’è poi un bel medley con alcuni dei primi successi dei nostri: “Capelli, “Y10 Bordeaux” e “L’amore pensato”; il tutto preceduto da divertenti filmati di fine anni novanta, che mostrano i protagonisti di questa avventura nei primissimi momenti in cui iniziava.
Nel finale, comprensibilmente, si ritorna ad organico pieno e si dà fuoco alle polveri per un trittico di vecchi successi atteso ed entusiasticamente celebrato: “La favola di Adamo ed Eva”, “Lasciarsi un giorno a Roma” e “Salirò” sono indubbiamente tra le cose che tutti i presenti conoscono e non c’è dunque da stupirsi se l’atmosfera si incendia e dentro al Forum tutti, ma proprio tutti, cantano e ballano.
È il termine del set principale, non certo del concerto. Si riaccendono gli schermi ed appare il volto di Valerio Mastandrea truccato da clown, che recita il celebre e toccante monologo che già fu di Totò, all’interno de “Il più comico spettacolo del mondo”. Parole che non possono non essere intese come pronunciate dai tre cantautori al loro pubblico.

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I bis si aprono con un Silvestri seduto al piano per “Sornione”, raggiunto poi dalla band al completo che si lancia in “Una musica può fare”. Altri due classici come “Gino e l’alfetta” e “Sotto casa” chiudono uno show lunghissimo ma per niente percepito come tale. Non è ancora finita. Dopo una breve pausa, sullo sfondo di una gigantesca immagine del sole, i nostri ritornano sul palco per una toccante versione de “Il padrone della festa”; un modo efficace di chiudere, poetico e riflessivo, dopo il divertimento dei minuti precedenti.
Un concerto davvero riuscito, un allestimento e una produzione di altissimo livello, perfetta nel dare ad ognuno dei tre il suo giusto spazio, mantenendo contemporaneamente l’omogeneità del tutto: un qualcosa di non scontato, perché nonostante si trattasse di artisti dal background simile, i singoli repertori sono molto diversi tra loro.
Se dei difetti possono essere cercati, sono senza dubbio due, almeno per quanto mi riguarda: il primo è l’assenza di tanti brani de “Il padrone della festa”. Considerando che è il punto centrale di questo progetto, e che è davvero un ottimo disco, mi sarei aspettato di vederlo, non dico proposto per intero, ma almeno più rappresentato dei sei pezzi su dodici effettivamente eseguiti.
Il secondo, sono state le continue gag, le battute e le trovate un po’ da cabaret che hanno infarcito lo spettacolo tra una canzone e l’altra. Paradossalmente, è stato proprio questo elemento a far perdere un po’ di coesione ad un concerto altrimenti perfetto: pur simpatici, i nostri non sono certo dei comici di mestiere e più di una volta avrei desiderato che certi sketch venissero abbandonati in favore di qualche pezzo in più.
Al di là di questo, non si può davvero essere insoddisfatti: questo tour verrà indubbiamente ricordato per anni e ha di sicuro rappresentato uno dei punti più alti di questo 2014 musicale. Ovviamente attendiamo il DVD celebrativo, di cui sarà assolutamente obbligatorio l’acquisto…

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Grazie a Riccardo Florenzo per le foto

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