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Articolo di Sabrina Tolve.

Cyborg: un cyborg di pezzi riciclati, di bulloni, arnesi, paglia, fango, argilla. Un uomo-altro che ha in sé la radice e l’avanguardia e che nonostante la dualità che porta in sé e di cui è formato, è un’unità a sé stante. In qualche modo questo cyborg, questo pseudo-robot così pensato, è l’incarnazione totale di quest’album (bellissimo): nove brani che creano un’unità strabiliante, pur bastando a sé stessi e avendo una propria autonomia.
Si toccano le radici blues con Ombra e Giona su tutte, si arriva nell’arido deserto di Taddeus ex machina alle chitarre elettriche pastose e incalzanti di 1.30 onda polar. La maestrìa della chitarra acustica, però, regge l’intera struttura dell’album, e la sua unità: Salomon e Avignone sono gli esempi più calzanti. E poi la tromba, i violini, l’armonica, il flauto traverso: i Tozaca hanno esperienza, identità, intuizioni intelligenti. E Cyborg ne è la prova, l’ultima, dopo dodici anni di musica.
Sperimentazione e tradizione, arrangiamenti a sottolineare le differenze sostanziali dei brani, uso sapiente degli strumenti, omogeneità, coerenza, genuinità. Provate a dire il contrario, dopo questo viaggio.

tozaca foto

Tracklist:
01. Due
02. Cyborg
03. Ombra scura
04. Giona
05. Taddeus ex machina
06. 1.30 onda polar
07. Salomon
08. Avignone
09. Domremy

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