L I V E – R E P O R T


Articolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan

Abitudine che lascia spazio alla sorpresa. Nessun posto fisso questa sera ma mistura di volti, accalcati vicino ad involontaria transenna.

Il Ministero degli Affari Esteri traslocato a Bristol, città mutevole nel clima e nelle proposte musicali. I fratelli Alex e Lawrence Purnell tengono desta l’attenzione di un pubblico che non li conosce. Mezz’ora scarsa di attitudine busker, in cui le canzoni dalla vecchia stazione dei pompieri suonano estremamente godibili, con Faded che rimarrà una delle cose più belle ascoltate nella serata. Trame folk con profonde venature country Foreign Affairs, sorpresa diplomatica!

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Foreign Affairs

Le Larkin Poe hanno fascino d’impatto, quello a cui non servono tacchi a spillo o panterate mises per rendere attraente il loro live set. Jeans color cenere, tshirt bianca, un vezzoso foulard e le New York Dolls in edizione giapponese, perché riaffermare alcune affinità elettive è segno di rispetto verso chi ha aperto la via.

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Celebrazione di un blues rinvigorito, proposto in un accattivante mix di freschezza e devozione. I vetusti poster con i visi di Son House, Skip James e Blind Willie Johnson, spolverati dalle corde di chitarra e lap steel, Hard time Killing Floor e Preachin’ blues hanno un tiro micidiale, mentre con John the Revelator il gospel inserisce la spina nell’ampli, con il banjo a scandire il tempo. Lo strumento che trasforma California King in una country song di gotica bellezza.

arkin-poe-spazio-teatro-89-foto-di-andrea-furlanLe sorelle Lowell ribadiscono con fierezza di essere in missione per conto di una parte della Storia musicale americana. Quella aggrappata fortemente alle radici, quella che trascende mode e rinasce a cicli continui.  Mi guardo attorno e vedo parecchi giovani, accanto ai “soliti noti”, barricaderi “music lovers” a cui il tempo non fa passare la voglia di tenere il ritmo. Obiettivo centrato anche stasera, ennesimo sold-out di un trionfale tour in un’Europa che si riscopre unita sotto il segno del blues.

arkin-poe-spazio-teatro-89-foto-di-andrea-furlanRebecca è ciarliera senza scadere in verbosità, tiene alta la positiva tensione dello show alternando momenti di profondità ad altri di “only for fun”. Tra i primi, la dedica sincera e toccante della distorta, garagista Mad hatter al nonno, combattente nella guerra contro mentale malattia. Nei secondi, l’approccio con l’italico idioma, apprezzato nella fonetica (“attraversiamo… beautiful!”) più problematico con la traduzione. Perché se il “pane piange” allora, dal nulla, appare la classica michetta. Momento di ilarità, puro stile meneghino. Front woman credibile, dal potenziale carisma, bellezza vocale che sconfina ampiamente in quella estetica. In Trouble in Mind e Wanted woman-AC/DC le sue interpretazioni migliori.

arkin-poe-spazio-teatro-89-foto-di-andrea-furlanMegan è silenziosamente fascinosa, un sorriso timidamente disegnato sul volto che muta in abrasivi assoli. Secchi, brevi e mai banali, rifuggendo il solismo fine a sé stesso. Lascia biondo segno in tutti i brani, soprattutto in una Might as well we be che risulta uno dei vertici della serata.

Il clima è perfetto, il locale pieno, l’attenzione massima. Non solo blues, altri miti da citare. Blue ridge mountains con John Fogerty nascosto al mixer e una trascinante versione di Black Betty a tracciare coordinate che spaziano tra i generi, riletture cariche di energia, perfette per il coinvolgimento corale dell’audience.

arkin-poe-spazio-teatro-89-foto-di-andrea-furlanUn concerto che diviene viaggio, tra lande di un’America virata seppia che, miracolosamente, torna a colorarsi di tinte vivaci. Il Sud, terra di provenienza delle sister, tra Atlanta ed il grande Fiume, incroci diabolici e paludi melmose. Ma con la valigia pronta per arrivare nelle metropoli, ad indurire i suoni di elettrica vitalità. La base ritmica di Brent Tarka Layman al basso e di Kevin McGowan ai tamburi è solida, non perde un colpo. 100 minuti che scorrono veloci, con omaggio finale all’Uomo degli Incroci che ci invita nella sua cucina, un suo Amico fuma nell’angolo

Larkin Poe, young friends of the Devil!

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