R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Vivere è duro e scomodo, ma almeno morire è comodo. (Boris Ryžij, 1997)

Se questa primavera vi siete ritrovati a scorrere l’homepage del social network TikTok (esatto, mi riferisco all’app utilizzata soprattutto dai giovanissimi per filmare brevi coreografie e performance canore in lipsync) è facile che vi siate imbattuti in questa citazione del poeta russo Boris Ryžij (1974-2001). La frase appartiene ad una poesia che il trio bielorusso Molchat Doma ha adottato nel 2018 come testo per la canzone судно/Sudno; il brano è subito diventato un trend globale e, infrangendo una “cortina di ferro” musicale, ha permesso di scoprire quel ricchissimo mondo di band post-sovietiche a cui il trio sopraccitato appartiene.

Ma chi sono i Molchat Doma? Il gruppo è composto da Egor Shkutko (voce), Roman Komogortsev (chitarra, synth e drum machine) e Pavel Kozlov (basso e synth); la formazione nasce nel 2017 nella capitale bielorussa Minsk e ha all’attivo, oltre il recente LP Монумент/Monument, altri due album ed un EP. Appartengono al revival del genere post-punk che negli ultimi anni ha caratterizzato principalmente il mercato discografico britannico, ma si riescono a distinguere chiaramente “nella folla” grazie al loro DNA sovietico (evidente l’influenza della band Кино/Kino).
Il loro ultimo progetto si erge tanto sulle rovine della musica darkwave anni Ottanta così come su quelle della colossale architettura sovietica, onnipresente su copertine di dischi e nei video musicali. Già dalla traccia d’apertura Utonut’ si colgono le forti fondamenta di ritmiche electro funk e veniamo trascinati definitivamente sulla pista da ballo con Discoteque, che un po’ risuona come I Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode. Ascoltando l’album è inevitabile non pensare ai primissimi New Order; i Molchat Doma incarnano però molto più delle loro influenze e lo scarto con il gruppo di Bernard Sumner & Co. è evidente analizzando la maestosità cupa dei testi come nel caso di Ne Smeshno o Zvezdy. In Sudno, hit grazie a TikTok, il focus era il poetico male di vivere; la maggior parte dei brani di questa recente opera è invece pervasa dal dolore per il troppo amare come nel caso di Udalil Tvoy Nomer.
Con questo loro terzo album i Molchat Doma vengono eletti presidenti onorari di una nuova ondata dark; nonostante gli innumerevoli richiami alla musica del XX secolo, il gruppo riesce a fare emergere una propria identità, fatta di amarezza esistenzialista, immediatamente riconoscibile. E in questo particolare momento storico, forse dovremmo tutti accettare l’invito che ci pongono con la canzone Otveta Net: “Давай со мной пой грустную песню. В ней смысла ноль, а где же есть он?” (Forza, canta una canzone triste con me. Non ha alcun senso, ma cosa più ne ha?).

Tracklist:
01. Utonut’ 
02. Obrechen 
03. Discoteque
04. Ne Smeshno
05. Otveta Net
06. Zvedzy 
07. Udalil Tvoy Nomer 
08. Leningradskiy Blues
09. Lubit’ I avypolnyat