A Toys Orchestra – Non siamo soliti ripeterci. Far inversione a U ci è venuto spontaneo [intervista]

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Intervista di Cinzia D’Agostino

A 4 anni da Butterfly Effect esce il 27 aprile Lub dub il nuovo disco degli A Toys Orchestra. Ancora una volta il gruppo cilentano più internazionale di casa nostra riesce a sorprenderci con uno stile rinnovato, carico di passioni e tensione emotiva che non tradisce le aspettative del titolo. “Lub” e “Dub” sono infatti i suoni emessi dal nostro cuore durante il pompaggio del sangue, due suoni che appartengono a tutti noi e che con questo disco sentiremo ancora più forti.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Enzo Moretto, cantante, autore e compositore della band che ci ha raccontato qualcosa del nuovo lavoro e dell’imminente tour…

Partiamo dalla copertina. Questi occhi che emergono dal buio, le mani giunte, callose, vissute, la pelle raggrinzita, come arsa al sole che scava rughe profonde. Ovviamente mi ha ispirato innumerevoli interpretazioni ma preferisco sia tu a raccontarci questa foto, cosa vi ha spinto a sceglierla come copertina e anche qualcosa su chi l’ha scattata.
Ho una grande passione per la fotografia in bianco e nero, dunque anche per i ritratti umani. Seguivo da tempo questo fotografo indiano, Musaddique Jahan, Jahanmusa su Instagram. Ogni volta rimanevo sconvolto dagli scatti che pubblicava. Potenti, laceranti, dove i volti raccontano vite difficili e profonde, gli sguardi ti immobilizzano e ti atterrano. Un utilizzo del bianco e nero molto denso, dove l’elemento umano e mistico sono fortissimi, quasi violenti. Mi comunicavano tantissimo, quasi mi chiamavano. Beh, quindi mi sono messo in contatto, prima per congratularmi con lui e poi per proporgli di collaborare. Ha accettato all’istante, il tempo di un messaggio in chat. La cosa incredibile è che lo ha fatto solo per amore della condivisione, per l’empatia… dicendo che è qualcosa più grande di noi che ha voluto che entrassimo in contatto. Non ha voluto alcun compenso, e ho dovuto anche insistere affinché venisse quantomeno inserito il suo nome tra i credits di copertina. Una persona incredibile, di quelle che incontri una volta nella vita.

Ascoltando “Lub Dub” si viene letteralmente rapiti dal trasporto sfrenato dei suoni prima lenti che poi via via accelerano, come in balia dei sentimenti quotidiani della vita, come se le nostre emozioni facessero da direttore d’orchestra al nostro cuore. Ho l’impressione che ogni pezzo sia legato da questo filo conduttore, è il primo dei vostri album in cui noto una ripetizione costante di frasi come fossero un mantra “more than I need”, “dance lady dance”, “show me your face”, “someone like you”…
In verità questo utilizzo del mantra è qualcosa che in passato avevo già utilizzato, basti pensare ad “Asteroid” o al ritornello di Invisible” a “Look in your eyes” o “You can’t stop me now” ed altre. Ma con il passare del tempo questo tratto ha caratterizzato sempre di più la mia scrittura. Una volta messo a fuoco un concetto, trovo la sua efficacia nella circolarità ossessiva, nel suo ripetersi ipnotico.

Nulla è scontato quando ci si accinge ad ascoltare un vostro nuovo lavoro, il vostro percorso artistico è sempre stato in evoluzione ed anche in “Lub dub” , lo stile Toys pur sempre presente, è ancora una volta rinnovato. Come definireste questo ultimo album?
Beh, definirlo non saprei, Forse non tocca a noi definirci. Quello che hai osservato tu però è corretto, nel senso che non siamo soliti ripeterci. Per questo disco avevamo bisogno di porre l’accento sul nostro lato più sentimentale e scuro. E’ un periodo molto cinico e asettico, dove si ostenta sicurezza e freddezza. Fare inversione ad U ci è venuto spontaneo, lo sentivamo necessario oltre che naturale.

Siete un gruppo molto unito, vi conoscete e lavorate insieme da una vita, siete tutti di Agropoli e penso che anche questi aspetti siano la vostra forza. Che ruolo ha ognuno di voi nella genesi del disco?
Sì, siamo tutti conterranei e amici da sempre, alcuni di noi anche da molto prima che si formassero i Toys. Il nostro più grande pregio e al contempo difetto è che non esiste alcun tipo di formalità tra noi. Zero filtri, zero forma. Sempre dritti e secchi, anche troppo. Seppur banale, siamo davvero come un nucleo familiare, con tutti i i pro e i contro che ne derivano. Per quanto concerne i rispettivi ruoli, io scrivo le canzoni, musica e i testi, ma ognuno di noi è vitale per il progetto. Spesso le mie bozze vengono discusse lungamente a voce da tutti, immaginate, ipotizzate, poi, infine, suonate ed arrangiate. Direi quindi che partono da me ma sono il frutto di un’idea collettiva.

Avete trascorso quasi 2 anni in tour con Nada. E’ stata sicuramente un’esperienza che vi ha segnato e insegnato sia professionalmente che umanamente. Questa lunga parentesi ha in qualche modo influenzato il modo di approcciarvi al vostro nuovo lavoro o ai live futuri? (in verità sarei curiosa di girare la stessa domanda a Nada) 
Di sicuro ogni grossa esperienza lascia dentro un costrutto che in qualche modo aggiunge un tassello alla propria crescita, senza per forza doversi trasformare in influenza artistica. Con Nada non ci siamo mai limitati a fare i “turnisti”, ma abbiamo imbastito una vera e propria collaborazione, confrontandoci con un repertorio incredibile, dove la sfida più grande era reinventarlo con rispetto. Sul palco lei è una gigante. Un trasporto e una potenza che si toccano con mano. Non le ho mai sentito dire che fosse stanca. Chapeau!

A breve inizierà il tour che vi vedrà di nuovo in giro per i principali Festival dello stivale. La prima data il 28 Aprile al Locomotiv di Bologna, proprio nella città che vi ospita da diversi anni. Come state organizzando la scaletta e come vi state preparando anche a livello emozionale a salire sul palco?
Sarà un live molto “in faccia”. Non intendiamo risparmiarci nulla dal punto di vista emozionale. La scaletta in questo senso sarà costruita ad hoc. Sono anni che non andiamo su un palco come Toys, abbiamo bisogno di “contatto”, motivo per cui ridurremo al minimo le distanze con il pubblico. Per restare in tema, proveremo a sincronizzare i rispettivi battiti.

Ci sono date all’estero in vista?
Molto probabilmente qualche migliaio di chilometri con il culo sul sedile scomodo di un furgone ci toccheranno anche stavolta. E non vediamo l’ora.

Se guardate indietro ai vostri esordi e pensate a tutta la strada percorsa insieme fino ad oggi, quali sensazioni provate? La rabbia, la tensione, la voglia di spaccare degli inizi sono rimaste vive e invariate o hanno preso una forma più matura e consapevole?
No, la maturità tarda ad arrivare. Non esistono sentimenti placidi in noi, tantomeno possiamo crogiolarci in rasserenanti consapevolezze. Per niente. Siamo tutte persone ansiose, “cazzimmose”, sempre incasinate e con un sacco di urgenze.

Enzo, qualche giorno fa hai scritto un post molto curioso sulla tua personale percezione del tempo misurato sulla base dei dischi che hai pubblicato. Poi ascoltando uno dei pezzi che più mi ha colpito “My body is a lie” canti “I shed black paint over my clocks” e ciò mi ha fatto sorridere. Come ci si sente alla veneranda età di sette dischi (senza contare ep ,collaborazioni ecc..)? Anche se questo lasso temporale “Lub dub” è appena iniziato, lo stai già associando a qualche evento particolare della tua vita?
Troppo presto per dirlo. Preferisco viverlo ancora come presente. Il passato un po’ mi terrorizza. La percezione del tempo in generale mi tormenta. Per questo “verso vernice nera sui miei orologi”. Ad ogni modo l’arco di questo disco coinciderà con i dieci anni che ci siamo trasferiti a Bologna. Un anniversario importante, per una città fondamentale per noi Toys.

E’ da poco uscito il video della title track “Lub dub”, diretto da Acquasintetica dove peraltro vediamo anche Enzo e Ilaria tra i tanti protagonisti e parlo al plurale poiché in questo breve film la macchina sulla quale viaggiate racchiude la gente del mondo, senza discriminazione alcuna, forse perché nel petto di tutti risuona la stessa “voce”. Raccontateci come è stata questa esperienza, la collaborazione e l’intesa con i ragazzi che hanno diretto il video…
Gianvito e Alberto, così come tutti i loro collaboratori, sono delle persone meravigliose. Con un talento smisurato e senza “seghe”. Sanno quello che vogliono e sanno come ottenerlo. Non hanno bisogno di sovrastrutture o di troppi fronzoli. Hanno la sintesi dell’efficienza, senza vizi o capricci. Godono poi di una sensibilità che li pone a mio avviso ben al di sopra di molti loro colleghi più blasonati e con mezzi superiori, vantano una qualità umana che è sempre più rara da trovare. Ci siamo capiti in mezza telefonata. Splendidi.

Visto che siamo coetanei e che ho un legame particolare con la vostra “Peter Pan Syndrome” mi permetto di farvi una domanda che spesso faccio anche a me stessa. Il vostro mestiere non è facile, soprattutto perché molti in Italia non lo reputano neppure un mestiere. Arrivati a questo punto della vostra vita e della vostra carriera quando pensate al futuro come vi immaginate da grandi?
Prima ti raccontavo che mi spaventa il passato. Beh, il futuro lo fa anche di più. Preferisco concentrarmi sul presente, provare a viverlo al meglio. Cercare di fare bene il mio lavoro, di fregarmene delle logiche, di preservare la mia etica, di essere una bella persona, di amare, di costruire giorno per giorno… che tanto il tempo se ne frega e passa comunque.

Gli A Toys Orchestra sono:
Enzo Moretto (voce, chitarre, piano, synth)
Ilaria D’Angelis (voce, synth, piano, chitarra, basso)
Raffaele Benevento (basso, chitarre)
Andrea Perillo (batteria)
Julian Barrett (piano, synth, chitarre , basso)

Le prossime date:
Bologna 28 Aprile – Locomotiv
Mestre 30 Aprile – Argo 16
Roma 3 Maggio – Monk
S.Maria a Vico 4 Maggio – Smav
Molfetta 5 Maggio – Eremo
Fermo 11 Maggio – Heartz
Torino 18 Maggio – Spazio 211
Brescia 19 Maggio – Latteria Molloy

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