Eloisa Atti – Edges (Cose Sonore / Alman Music, 2018)

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Articolo di Andrea Furlan

“Siamo fatti della stessa sostanza sogni e la nostra piccola vita è circondata dal sonno.” (William Shakespeare, La Tempesta, Atto IV)

L’immagine di copertina, tratta dal ciclo Le sognatrici della designer Paola Cassano, è la chiave d’accesso al mondo fantastico di Eloisa Atti, cantante e musicista bolognese, qui ritratta sullo sfondo di un cielo stellato, intenta a suonare con gli occhi chiusi la concertina, evocativa rappresentazione dell’universo sonoro suggestivo e intrigante che stiamo per scoprire. Il sogno è lo strappo nella tela del reale, il luogo delle infinite possibilità che la musica, arte impalpabile per sua natura, riesce a cogliere e tradurre nel variopinto intreccio di generi e sensibilità. Una sognatrice, come lei stessa si definisce, che ha realizzato il proprio sogno americano utilizzando i materiali offerti da country, jazz, blues e gli stilemi del pop più raffinato ed elegante secondo una prospettiva melodica tutta italiana.

Edges – spiega la Atti – è una parola inglese ricca di significato. Edges sono le estremità, i margini che racchiudono un’identità e al tempo stesso rappresentano separazione e contiguità tra mondi diversi, differenze drammatiche e vincoli indissolubili. Il disco è così centrato sul superamento dei limiti, dei confini, sia da un punto di vista strettamente musicale che da quello narrativo e psicologico, un piano sul quale l’autrice si muove con talento da songwriter, attenta alle dinamiche dei personaggi che si intersecano dai poli opposti di realtà e finzione, notte e giorno, amore e lontananza, descritti con pennellate incisive.

Il fascino di Edges si trova sia nella vocalità calda e sinuosa di Eloisa, i cui toni struggenti devono molto a Lady Day (omaggiata nel suo penultimo disco Everything happens for the best: homage to Billie Holiday) che nei suoni creati dai musicisti coinvolti nel progetto che contribuiscono in modo determinante al sound cangiante e variopinto di un combo acustico che nei momenti più trascinanti ha aspirazioni orchestrali degne di nota. Prodotto dalla stessa Atti e mixato a Tucson da Craig Schumacher (Calexico, Devotchka, Neko Case) è composto da dodici brani originali curati con dovizia di particolari e attenzione alla minima sfumatura: l’abilità nella scrittura dell’artista emiliana sfocia in un album accattivante e magnetico che rapisce il cuore con la sua carica evocativa e un bagaglio di storie tra il fiabesco e il surreale.

Ecco sfilare l’intensa Each man is God, aperta con taglio cinematografico dal dobro, tesa in un ragguardevole crescendo, la seducente e sognante Moony, la soffice atmosfera anni cinquanta di Blue eyes blue, la struggente Edges siglata da violino e clarinetto, la morbidezza jazzy di The best of me in cui Eloisa sfoggia tutta la sua sensualità, le tenere effusioni di The careless song, anch’essa segnata da un finale particolarmente incisivo, il ciondolare stranito della bluesy Sleepy man, l’eleganza pop di Without you, le derive country della saltellante Cry cry cry, il gusto esotico di Love signs, la sognante Henry’s song e il suggello finale di Lullaby to myself che chiude il cerchio con grazia.

Ammaliante e suggestivo, Edges ha il buon sapore fresco e cristallino dell’acqua di fonte, i suoi umori cangianti sono interpretati magistralmente dalla splendida performance vocale della Atti, accompagnata a dovere da un ensemble che ha la propria cifra stilistica in una caleidoscopica giostra sonora sviluppata da arrangiamenti efficaci e significativi. Bravi tutti, a partire da Marco Bovi, spalla preziosa di Eloisa in tutti i brani, che contribuisce con chitarre, dobro, mandolino e Antonio Gramentieri (Don Antonio, Sacri Cuori) uno che alle chitarre (ma anche a synth e percussioni) ha fantasia e maestria da vendere, da Zeno De Rossi (Guano Padano), batterista arguto ed eclettico, a Stefano Senni al contrabbasso e Emiliano Pintori a piano e organo, senza ovviamente dimenticare la nostra Eloisa al piano, ukulele e concertina. Oltre a ciò i camei alla pedal steel di Thomas Heyman, al violino di Erica Scherl, al clarinetto di Tim Trevor Briscoe e all’ocarina di Michele Carnevali.

Da una ninna nanna a un viaggio sulla luna, da un folletto dispettoso e irriverente agli occhi tristi di un innamorato, dal pathos visionario ai sentimenti più intimi e privati, non ci resta che chiudere gli occhi e librarci sulle ali del sonno e inseguire Eloisa nel suo fantasticare, guida preziosa a un viaggio americano decisamente intrigante. Ne sarete rapiti!

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