L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Cosa potrebbe mai accadere di eclatante nella vita di un ragazzo di provincia? Cosa potrebbe mai accadere in una provincia che prima di essere area geografica si impone come stato psicologico, come prigione mentale che risucchia colori ed energie lasciando al loro posto un buco nero di propositi e aspettative? Eppure è proprio da qui, dalla Toscana dei figli di operai, che nasce la storia di un trio destinato a cavalcare lo tsunami della rivincita delle mele marce di un’Italia tanto perbenista quanto brutale, incarnando la rabbia dei giovani a cavallo fra i due millenni e la loro voglia di non essere mai come il mondo vorrebbe.

A metà tra realtà cruda e ammiccante finzione letteraria, Marco Amerighi offre la penna alle vite di Appino, Karim e Ufo, mentre questi e la loro musica percorrono in lungo e in largo da Pisa e i suoi dintorni alla nazione intera e alla sua storia, tra centri sociali e campagne sperdute, tra i successi e i più profondi baratri della sconfitta, imbattendosi nei narratori, nei protagonisti e nelle vittime di questa epopea sotterranea.
Questa è l’avventura che porterà il vagabondaggio del Circo Zen a incarnare l’esperienza di un’intera generazione, quella dei concerti punk e del SERT, delle controculture e dei morti a Genova.
Gli Zen Circus e i distrutti mai piegati tra gli anni ’90 e primi Duemila: questo è il fil rouge delle trecento pagine pubblicate da Mondadori, da cui i nostri eroi sembrano lanciare l’ipotesi e la sfida che sia possibile abbandonare non tanto la provincia geografica, quanto quella nostra, privata e cerebrale, e scoprire cosa ci aspetta fuori dai suoi confini.