R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Partiamo dalla fine o quasi: Zivilitasatorisches Missgeschick, più o meno “La disavventura delle civiltà”, la dice già lunga su tutto l’album, ultimo lavoro degli immarcescibili Einstürzende Neubauten. Forse avrebbe dovuto essere la title track dell’intero album. Voglio sbilanciarmi dicendo che la vera misura di tutto il loro lavoro musicale può riassumersi nel titolo di questo quarto brano, di un album che non delude le aspettative di chi li conosce e nemmeno di quelli che non li conoscono, anche se dal 1980 gli straordinari “Nuovi Edifici che crollano” di Blixa Bargeld non hanno modificato di molto la loro apparentemente distruttiva cifra stilistica e, purtroppo, i tempi di Kollaps.

Quando li ascolto, penso sempre di sentire lo stesso odore di pneumatici, rumore di flessibili, tuonare di presse, vedo sempre lampi di saldature e mi sembra di essere nell’ex-mattatoio dell’Üntergang (che a dire il vero ho visto una volta sola e pure da lontano). Ma ormai, da tempo, le concessioni non dico alla melodia, ma quantomeno agli aneliti di un orecchio musicalmente equilibrato, l’hanno fatta; per rendersene conto basta ascoltare Seven Screws la “quasi-ballad” che con due o tre accordi persino gradevoli e con una lingua meno ostica quale è l’inglese, rende l’ascolto persino rilassato, anche se il testo resta sottilmente inquietante. Magari anche Möbliertes Lied, nonostante il titolo poco digeribile (canzone arredata), concede più di un cenno di morbidezza sonora e persino segno di qualche sentimentalismo. Ma gli Einstürzende che prediligo sono quelli di Taschen (borse), che sembra composta direttamente in una conceria di pellame, con quel testo così magnificamente poetico, quella voce di Blixa così intensamente presente accompagnata da un violino mansueto e accomodante. C’è sempre da consolarsi per i vecchi tempi andati con Ten Grand Goldie che apre l’album e fa ben sperare. Ho scompaginato tutto il disco, ma a me piace così, come a Blixa Bargeld, Alex Hacke, N.U. Unruh, Jochen Arbeit, Rudolph Moser, piace scompaginare i nostri sentimenti, le nostre certezze musicali e anche le nostre sicurezze esistenziali. Almeno fino a quando le avevamo…

Tracklist:
01. Ten Grand Goldie
02. Am Landwehrkanal
03. Möbliertes Lied
04. Zivilisatorisches Missgeschick
05. Taschen
06. Seven Screws
07. Alles In Allem
08. Grazer Damm
09. Wedding
10. Tempelhof