Stazioni Lunari – Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi), 21 luglio 2016

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Articolo di Giovanni Carfì, immagini sonore di Andrea Furlan

Giovedì 21 luglio, seconda data per il decennale del progetto ideato dal pianista, compositore e arrangiatore Francesco Magnelli; la cornice è quella del Carroponte di Sesto San Giovanni.
Il progetto ruota intorno alla figura della cantante fiorentina Ginevra Di Marco, unica presenza fissa sul palco. Intorno a lei, alcune postazioni sopraelevate accolgono differenti ospiti, che possono liberamente interagire con improvvisazioni, armonizzazioni o, se a loro aggrada, anche restando fermi.

Il tutto nasce in realtà dalla trasposizione live di un disco di Ginevra, che dopo aver diviso il palco con Giovanni Lindo Ferretti e gli altri membri dei CSI, prosegue parallelamente una carriera solista.  Insieme al compagno Francesco Magnelli ha iniziato un lavoro di ricerca tra musiche che arrivano dai paesi del Mediterraneo, dai Balcani, fino a toccare Bretagna, Portogallo e più in là, spingendosi fin oltre Oceano.
Per i non addetti ai lavori, probabilmente parecchi, l’attrazione principale è rappresentata dall’ascolto, in un’unica serata, di artisti più o meno conosciuti, che in realtà partecipano al concerto in funzione di ospiti e non di “big”.
L’invito di Ginevra è stato  accolto ed apprezzato da alcuni membri degli ex CSI: Gianni Maroccolo, Massimo Zamboni e Giorgio Canali.  Intervengono, inoltre, il cantautore cosentino Dario Brunori, in arte Brunori Sas, il romano Max Gazzè, e la catanese più apprezzata degli ultimi anni, Carmen Consoli.

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Bene, le basi ora ci sono, non resta che goderci lo spettacolo.
Per l’occasione, considerato il costo del biglietto e per ampliare la sensazione di “grande evento”, il Carroponte si è vestito a festa, rispolverando il palco principale. Davanti, una platea improvvisata con sedie nere, quasi tutte occupate; intorno, le transenne che delimitano e penalizzano non poco lo spettacolo, costringendo i più sugli unici lati liberi. Sul palco i ragazzi del service si confondono con la scenografia scura.
Tre sono le postazioni sopraelevate, al centro un leggio illuminato accoglierà da lì a qualche applauso di benvenuta, una di bianco vestita Ginevra Di Marco; sarà suo il compito di fare gli onori di casa con “Canzone arrabbiata”, tratta dalla colonna sonora di un film di Lina Wertmuller. Poche divagazioni, il concerto è iniziato e intorno a Ginevra abbiamo:Brunori alla sua destra, dietro di lui una poco illuminata Carmen Consoli e alla sua sinistra il muro di suono dei CSI. Poco più avanti l’onnipartecipante MaxGazzè, che non ha lesinato una sola nota o canzone, insieme allo spumeggiante “Bru-Brunori Sas”, ribattezzato per l’occasione da fans urlanti, troppo vicini alle mie orecchie.
Un arpeggio di chitarra e il pubblico riconosce ”Guardia ’82”, canzone dal sapore estivo, che grazie ai cori, gli regala da subito la scena, mentre, dietro di lui, Carmen si dondola sulla sedia. Tanti “Lalla lalala là” e il pubblico tra applausi e ovazioni termina insieme a Brunori la canzone.
Piccolo e discreto il suono dello Tzouras (strumento Greco) di Andrea Salvadori, introduce una voce riconoscibile tra mille; lei composta in una camicia rossa, illuminata da fari blu e bianchi, intona “L’eccezione”. Molti sono venuti solo per Carmen, e “…si dice che ad ogni rinuncia…” viene cantata da molti dei presenti, compresa Ginevra che lo fa in modo cauto per non rubarle il momento, che prosegue con “L’abitudine di tornare”.

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Brunori armonizza con una bella elettroacustica rossa, insieme alla folk di Salvadori, che passa da uno strumento all’altro con nonchalance, mentre la sezione ritmica prosegue discreta e precisa.
Presentazione degli artisti e piccole note pianistiche, su cui vari “shhhshhh”, lasciano lo spazio per un brano più d’atmosfera, con Ginevra che ne ruba delle strofe senza invidia.
Maroccolo, Zamboni e Canali, ripropongono “Depressione Caspica”, il pubblico tiene il ritmo insieme al suono della folk; ritmo ondeggiante, ma meno clamore e cori.
Cambio di scena, luci blu, un basso corposo, poche note di pianoforte, ed è il momento del caricaturale Gazzè con: “Il bagliore dato a questo sole”, brano lento, ma d’ascolto. La Consoli fa da tappezzeria sulla sedia, forse non è molto in forma… Ginevra, seduta a terra, partecipa anche solo con lo sguardo. Simulazione di un cielo stellato con fari gialli su fondo blu, per un pezzo lento, ma con  aperture piacevoli, sulle quali Brunori emula Marty McFly in “Back to the Future”.
Un bel finale in salita, tutti sono coinvolti, e Gazzè invita Ginevra a cantare la sua “Vento d’estate”.
Molti  estraggono gli smartphone per riprendere, Brunori prende un asciugamano per rinfrescarsi e fra i numerosi “HeyHey” corali, la Consoli tiene il tempo con le mani.
Intanto, tra il pubblico, qualcuno si rimette le scarpe per ballare sulle note di “Les tziganes”, dove il cantato francese di Ginevra e il ritmo, riescono a coinvolgere anche quelli più composti sulle sedie. Torna il ritemprato Brunori con una canzone allegra e incalzante, e nella foga si scompiglia i capelli.  Si siede poi al pianoforte e propone “Arrivederci tristezza”, un momento più soft, che non esula da cori e apprezzamenti. Poco più in là, un Canali impaziente si guarda intorno, mentre Ginevra e gli altri sono spettatori incantati.

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Le luci si spostano a sinistra, Carmen pare destarsi cantando insieme al pubblico la romantica “L’ultimo bacio”; lei è brava, nessuno può contestarle nulla, ma la serata non la vede molto partecipe. Brunori ne approfitta facendosi gli affari suoi e fumando una sigaretta. Senza volerlo il suo profilo illuminato di blu, crea insieme al fumo, una scenografia improvvisata perfetta per l’umore del brano.
Si prosegue con “Amandoti”, brano dei CCCP, rivisitata con un sapore argentino coinvolgente,  la voce e il testo supportati da mani a tempo.
Il pubblico risponde bene, il calore viene rinvigorito da “Battagliero”, altro brano del repertorio di Zamboni e soci, che possono contare su un impatto più coeso, visti i trascorsi dei vari musicisti. Intro tagliente di piatti, wahwah, basso fluido, Canali e la padrona di casa che duettano sulla scia dei ricordi.
Ritorna Gazzè con “Che cosa sono le nuvole”, traccia il cui testo merita un ascolto particolare, con qualcuno che ne ruba le parole e piacevoli chitarre sul finale. A seguire  “Cara Valentina”, con la quale coinvolgere il pubblico è gioco facile.
Brunori non si risparmia, e nonostante l’egregia performance, non perde una pennata che sia una.  Con “Rosa” la sezione ritmica risulta quasi superflua, tanto è il suo calore e coinvolgimento.
Gemellando i due testi che parlano di spose, non poteva certo tirarsi indietro Carmen, che, con “Fiori d’Arancio” raccoglie numerosi consensi e applausi, ora manca solo il lancio del bouquet.
Niente romanticismi, i CSI si contraddistinguono per un grande impatto sonoro e, con il brano successivo, si avverte la simbiosi tra gli ex-membri. Strofe ripetitive e di gran piglio.
Un campanello, ci proietta su terreni più conosciuti e caserecci; Gazzè diventa il domatore, le mani vanno a tempo con “Sotto Casa”, dove con cori da stadio, (che a noi italiani vengono bene), trascina tutti in un assolo, con cui si può dare sfogo alle proprie velleità canore.

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Sul palco, nuovamente Ginevra con “La malarazza”, canzone in dialetto già ripresa da Modugno che, forse grazie al refrain facile e intuitivo, coinvolge anche i meno inclini al parlato regionale; per campanilismo, Ginevra si avvicina a Carmen che si limita a partecipare nei ritornelli. Canali si accende una sigaretta, mentre il pubblico scivola sul refrain partecipando attivamente. Sfruttando il momento, eccoli tutti uno affianco all’altro per un saluto, prima del classico “fuori fuori”.
Il primo a beneficiare del rientro, è Brunori con “Il pugile”, segue Ginevra con “Il lamento della sposa”: entrambi raccolgono il dovuto calore del pubblico.
Il faro scende nuovamente su Carmen, che imbraccia la chitarra e si gode il momento; la sua voce basta a coinvolgere i presenti.
Gazzè propone un altro brano, che è l’occasione, per il pubblico, di dilettarsi nuovamente nei cori, apprezzando il suono ironico e nostrano del cantante romano.
Il finale è affidato ai CSI, con “Fuochi nella notte di San Giovanni”, pezzo forse non troppo appropriato per la chiusura, ma così è stato.
Saluti di rito, e pubblico che si scomoda dalla platea per raggiungere il palco e applaudire i protagonisti della serata. C’è chi ha potuto apprezzare il proprio beniamino, chi è rimasto sorpreso dal dinamismo di alcuni e dalla staticità di altri; insomma un concerto per tutti i gusti, anche per i più nostalgici di una certa scena musicale italiana, con quello che resta degli ex-CSI, ex-CCCP.
La particolarità dello spettacolo in realtà mirava a fondere e a far interagire fra di loro i diversi artisti, ognuno con il suo stile, repertorio e personalità.  Nonostante zanzare, nubi di Autan e una scarsa visuale, direi che il risultato è stato raggiunto.

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