R E C E N S I O N E


Articolo di Alessandro Berni

L’album si apre con una title track che è come una seduta di esorcismo autogestita. La musica è quanto di più scoppiettante Nada abbia concepito in questi anni. Un riff ritmico di chitarra elettrica di sapore underground, sul cui incessante levare la cantautrice toscana infila una melodia che fluisce sorniona alla maniera scanzonata tipica dell’epica dei ’60. Il tono è quello di giocare in chiave ironica e sorridente su paure, fobie e incomprensioni, come ben sottolineato anche in un divertente videoclip dove la nostra fa il controcanto alla civiltà dell’estetica ad ogni costo. La voce è prima collocata in un involucro low-fi che ricorda i dischi mono, quindi si espande fiera negli altoparlanti, note gravide di piano elettrico si imbucano a fasi alterne completando la linea armonica di un brano semplicemente perfetto. E’ l’inizio al contempo drammatico e irriverente del nuovo disco di Nada E’ un momento difficile, tesoro.  

Del resto i fatti parlano chiaro. Una registrazione in terra britannica in quel di Bristol, il ritorno in cabina di regia dell’icona John Parish – vero e proprio guru delle atmosfere noir dell’alternative rock europeo – che dopo aver confezionato l’episodio storico della Nada ultima maniera (Tutto l’amore che mi manca del 2004), si rimette in sella agendo sia in fase di produzione (con la complicità dell’ingegnere del suono Marco Tagliola) che come cursore polistrumentista (qui coadiuvato dalla dolce metà di Nada, l’ex-Camaleonti Gerri Manzoli). A impreziosire il tessuto squisitamente dark gli spunti di Pete Judge (membro storico dei Portishead). Scorrono così episodi dove all’umore prevalente della riflessione disillusa fa da contraltare l’inesauribile energia vitale della Malanima. Come una All’ultimo sparo che ribadisce l’approccio sixties, memore delle esternazioni pacifiste di quel periodo, con un tono canzonatorio che si frappone a un amarcord drammatico di un tempo di guerra che rivive inevitabilmente nel tempo come in un effetto domino. Dal canto suo Disgregata si pone sulla linea della title track tra scarabocchi vocali e puntelli d’organo. O ancora la già nota Dove sono i tuoi occhi, suggella l’episodio forse più opprimente della discografia della livornese, dove il ritmo mediamente incalzante e ossessivo congeda ogni tono sorridente in una escalation angosciosa e urlata fino alla lacerazione.

Ci sono le zampate ricorrenti nel canzoniere della cantautrice come nelle linee decise e veraci di Stasera non piove e Macchine viaggianti tra schegge bluesy e tocchi rockeggianti. E ci sono soprattutto pagine di ispirata e lucida intimità che si muovono tra differenti prospettive, come una Due giorni al mare che fa rivivere l’epopea contiana del crollo delle illusioni della celebre quasi omonima canzone. Un appoggio ritmico a fuoco lento e tipicamente sotterraneo, lascia spazio alla escalation narrativa di una voce che si libera su coordinate aspre e sgraziate che vanno di pari passo con l’inesorabilità della routine. Oppure una O Madre che funge da preghiera atipica gridata da un esilio dove un apparente vuoto lascia prepotentemente spazio a un luogo concreto, uno spessore che si forma in un limbo tra il laico e il religioso, con una ritmica spoglia anticlimax a disegnare una litania spigolosa e oppressiva. Ma anche questa Nada particolarmente drammatica e inquieta, lascia trasparire spiragli di speranza e redenzione come in una Lavori in corso che è la resistenza umana in mezzo ai disastri del mondo e dell’esistenza. Organetti synthpop vanno in contrasto su un mood quasi allarmato, bellissimi tocchi di corda aperti schiudono scorci di atmosfere rilassate dove la maestria del canto danza con leggerezza e vivacità. E nel congedo di Un angelo caduto si svela l’altra faccia della medaglia della celebre Amore disperato, in una sorta di citazione testuale di un passato spensierato rivisitato in chiave riflessiva. Un lieve organo liturgico fa da canovaccio per spingere l’umore alternative su toni più epici.

Nada ci consegna insomma un bel manuale su come rendere la vita vivibile oltre la pura sopravvivenza, offrendo di questi tempi feroci una visione che tiene insieme ironia con flagellazioni usate in funzione critica e polemica ma anche liberatoria, offrendo una rilettura briosa e combattiva del disincanto e della ribellione.

Tracklist:

01. È un momento difficile, tesoro
02. All’ultimo sparo
03. Due giorni al mare
04. O Madre
05. Dove sono i tuoi occhi
06. Disgregata
07. Stasera non piove
08. Macchine viaggianti
09. Lavori in corso
10. Un angelo caduto dal cielo