C O N F E R E N Z E


Articolo di Cristiano Carenzi

Venerdì 25 ottobre è uscito il nuovo disco di Willie Peyote il Lunedì della stessa settimana è stata organizzata la conferenza di presentazione dell’album alla stampa a cui ho avuto la possibilità di partecipare. La prima cosa che Willie tiene a dire è che, essendo il primo disco in major (Virgin Records), non è assolutamente abituato a fare questo tipo di cose. Prima delle domande introduce quella che, come poi ci ricorda la intro durante l’ascolto, è la tematica del disco: Il tempo, e subito dopo spiega copertina e titolo: “Sono diventato commerciale infatti mi vendono direttamente al supermercato come il pollo” (per spiegare la copertina ndr). E Iodegradabile perché “la musica finisce troppo in fretta, dura poco come dura tutto poco, l’unica cosa che dura di più è la vita”.

Le domande iniziano chiedendo un approfondimento su Catalogo e Mostro e lui risponde che la prima è quella che riassume maggiormente il concept del disco, nonostante musicalmente sia la traccia più lontana dalle altre mentre sul secondo parte dall’analisi del governo giallo – verde per parlare dei loro elettorati. E’ stato molto interessante quando un giornalista gli ha fatto notare che questo disco sembra parlare tanto ai giovani e lui afferma: “Come dico in Mango mi sento responsabile di quello che scrivo e quindi penso a tutte le possibili interpretazioni […] penso che io possa mostrare un altro punto di vista sulle cose, aiutarli a sviluppare la capacità di guardare le cose da un altro punto di vista rispetto a quello a cui sono abituati. Motivo per il quale già dal disco precedente faccio un discorso di allargamento del pubblico; ma non perché voglio per forza fare gli stadi, ma perché parlare con chi mi dà già ragione non ha nessun senso”.

Gli argomenti toccati sono molti: spiega che ha scelto di non avere featuring perché con i due a cui era interessato non si è riuscito e non deve essere un obbligo averne; parla anche de Il Bombarolo e di come ha ricostruito il testo partendo dall’immaginazione di un bombarolo contemporaneo perché lasciarla col testo originale “sarebbe stato sbagliato per me e per De Andrè”; sottolinea l’importanza che gli hanno dato ascolti come Silvestri e Gaber ma anche come Louis CK; insomma, si mette un po’ a nudo, si racconta molto sinceramente.

Come sempre vengono poste domande provocatorie e anche qui mi colpisce la sua reazione: non si espone troppo, non per paura di essere criticato, ma perché capisce che sono domande fini a sé stesse, fatte per cercare il gossip e a cui forse non vale la pena dare troppa importanza e quindi, quando gli viene fatto notare che “non è un rapper perché non ha tatuaggi in faccia e non parla solo di soldi e sesso” lui ribadisce semplicemente che Kendrick Lamar con il rap (perché sfido chiunque a dirmi che Kendrick non è un rapper) ci ha vinto un Pulitzer. La mezz’ora abbondante di chiacchierata si conclude con l’argomento Live, ai quali Willie sta già pensando nonostante inizino a Febbraio dell’anno prossimo e di come vuole rendere la performance il più ballabile possibile, modificando anche la band che lo accompagnerà in giro (verrà ridotta di parecchi elementi) e ricordando infine il suo obbiettivo ovvero: far convivere il ballo e il divertimento con l’attenzione al testo e il ragionamento che sta dietro ad esso; un compito non semplice ma che Willie è cosciente di potersi assumere.

La conferenza finisce e dopo aver mangiato qualcosina mi ritrovo per caso a fumarmi una sigaretta con lui e a chiacchierarci qualche minuto. E’ stata una mattinata piacevole, in compagnia di una persona molto intelligente che ha appena presentato un ottimo disco con la speranza e l’augurio che riesca a durare nel tempo.