R E C E N S I O N E


Articolo di Joshin E. Galani

C’è una ricetta per salvaguardare questo pianeta ed il valore umano? Mosè Santamaria sembra avere le idee chiare, tanto da intitolare il suo ultimo lavoro Salveremo questo mondo.
Lo faremo con le conoscenze dei fisici, le conoscenze intime attraverso il silenzio della meditazione e l’amore, come enorme spinta salvifica.
Nessuna presunzione quindi, solo l’invito all’introspezione per poter evitare il chiasso e sentire profondamente. Su queste definite direzioni di vita, si snodano tutte le canzoni dell’album, un manifesto della visione del quotidiano in contrapposizione alle alte ricerche interiori.
È una visione minimale, delle piccole cose che come polaroid spaziano nelle diverse decadi, Mosè alllarga lo sguardo avanti ed indietro, supera il senso anagrafico, sembra non avere un’età definita.

Uno sguardo intergenerazionale (E noi che abbiamo buttato via il ’68 giochiamo ai Guevara quando c’è il G8) indirizzato verso una coscienza ma con una gioiosa leggerezza. Cita la nostalgia per Lucio Dalla e, in questo disco, oltre a percepire l’immenso bagaglio del cantautorato anni ’70, si scorgono venature de Le Luci della Centrale Elettrica. C’è lo spogliarsi nel parlare dell’amore materno, senza stereotipi, luoghi comuni. Imperfezioni che non impediscono all’essenzialità di emergere in puro sentimento. La via dello zen e dell’induismo e dello yoga sembra pervadere lo sguardo. Sono letture di vita, ma attenzione, non si tratta di ascetismo, c’è l’attualità del vivere, tra social network, droga, valori perduti, paure, malesseri e fatiche espressi senza filtri, con quella sincerità emozionale che arriva dritta al centro.
Chiude l’album Pregare al sole, una comunione d’amore protesa verso l’alto, imperfetta e reale, un’assoluta unità di corpi ed anime, come il senso di unione universale. Pop cantautorale per questo secondo lavoro, dopo #RisorseUmane del 2015, esordio che è valso a Mosè l’arrivo tra i seminifinalisti al Premio Tenco 2016 come opera prima. Nel 2017, dopo il tuor in chiave acustica, è stato tra i semifinalisti al Premio Bertoli con il brano Mata Hari. Nel novembre 2019 partecipa al Festival delle Alpi Apuane, vincendo il premio della critica per il miglior testo in gara con il singolo Salveremo questo mondo. In passato ha aperto concerti di Max Manfredi, Claudio Rocchi e Giorgio Conte.
La produzione di Salveremo questo mondo è stata curata da Francesco Ceriani, che in tutti i brani ha suonato anche il basso. Il mixaggio e la parte tecnica presso gli studi “Sotto il Mare Studio” e “Le Pareti Sconnesse”, sono state curate da Enrico Bellaro. Il master è stato affidato ad Andrea Suriani. Hanno collaborato anche Giovanni Franceschini alla batteria, Davide Cinquetti alla chitarra elettrica, Dario Coltri e Diana Gasparini ai cori.

Tracklist
01. Salveremo questo mondo
02. Era solo un blablacar
03. Kerouac
04. Brucia ragazzo
05. Piccola madre
06. L’ultimo grido di dolore del Kali Yuga
07. Fiore di loto
08. Circuiteria
09. Pregare al sole