N E W S


Articolo di Giovanni Tamburino

Sono tante le canzoni di cui abbiamo bisogno senza saperlo, quelle che ci riportano alla mente esperienze passate e diventano monito per il nostro presente e futuro.
Ciò che sorprende di più è che la maggior parte delle volte questo avvenga attraverso le parole, le domande più semplici.
Il nuovo singolo dei Fast Animals and Slow Kids, nato insieme all’amico Willie Peyote, è sicuramente uno di questi, con una di quelle frasi che negli anni non smetteranno mai di abbandonare il modo con cui ognuno si approccia al mondo, nel bene e nel male: “Che cosa ci direbbe mamma?” Dopo i due singoli lanciati durante questo duro biennio di pandemia, Come conchiglie e Come un animale, i FASK tornano il 23 aprile con Cosa ci direbbe: un brano che nella sua melodia trascinante e a tratti nostalgica si fa provocazione verso quel vizio tutto umano di giudicare gli altri secondo i nostri canoni e di cui, almeno una volta, ogni essere umano è stato vittima e carnefice.

Prima ancora, tuttavia, la questione cruciale non sta nel modo in cui guardiamo e giudichiamo chi ci circonda, quanto nel modo in cui noi percepiamo noi stessi e da cui tutto il resto diventa consequenziale. Ciò che deve cambiare siamo noi stessi.
All’atmosfera onirica della melodia e delle parole di Aimone fa da contraltare il pragmatismo delle barre di Willie, che si rivolge direttamente a chi ascolta, rendendo il messaggio della canzone privo di fraintendimenti e puntando il dito verso ciascuno di noi nel porre la domanda fondamentale del brano.
I FASK confermano ancora una volta la profonda onestà e la coerenza che seguono la loro carriera rispondendo di conseguenza alle questioni che sorgono diventando grandi, adattandosi alle nuove tempeste e ricavando da queste nuovi modi per essere davvero se stessi. In breve, hanno trovato la propria essenza nel continuo mutamento, in un’entusiasta resilienza che si rifiuta di diventare posa e fossilizzarsi su un tema o un genere prestabiliti.
La fedeltà al proprio vissuto, a ciò che fa battere il cuore è la conditio sine qua non affinché, dopo dieci anni di carriera, un loro pezzo arrivi alle nostre orecchie ancora con una freschezza assoluta, che conserva il malinconico sorriso e quel fiume di energia sotterranea che percorre incessante tutta la loro produzione.